Dovunque tu vada ci sei già: il potere della meditazione

“Dovunque tu vada ci sei già – in cammino verso la consapevolezza” è il titolo di un libro scritto dal professore di medicina “Jon Kabat – Zinn” che ha fondato una sua clinica per la riduzione dello stress nel Massachussets. Il titolo è già tutta una storia: si parte sostanzialmente da una considerazione vera, considerabile quasi come un assioma, non siamo più presenti nelle nostre vite, non nel senso che non esistiamo, ma che mentre siamo lì, nell’attimo in cui stiamo effettivamente facendo e compiendo una determinata azione, la nostra mente è altrove, vola. Finisce così per soffermarsi su pensieri passati, portandoci alla depressione o il più delle volte, pensando a quello che faremo dopo, facendoci venire l’ansia.

La perdita del momento presente nel libro “Dovunque tu vada ci sei già”

Quante volte mentre stavate pranzando vi è successo di non pensare al cibo, ma a cambiare canale in televisione o a cosa avete fatto o dovete fare?

Oppure, quante volte mettendovi a letto la sera, invece che godervi la piacevole sensazione della morbidezza del materasso che vi accarezza delicatamente la schiena, avete iniziato a tirare giù pensieri su pensieri?

Capita. Capita molto spesso. Generalmente succede così: ti corichi, inizi a pensare alla mattina successiva, magari ti ricordi che hai finito il latte e dovrai berti solo il caffè e di lì a breve, una concatenazione di pensieri porta a farti pensare quanto la tua vita in realtà faccia veramente schifo e quanto sia insoddisfatto. Magari non è così al 100%, magari un po’ schifo lo fa sul serio, ma se poi ci pensi, non fai altro che amplificare e rafforzare quei pensieri.

Vi piaccia o meno è questo il momento che dobbiamo affrontare. Eppure conduciamo troppo facilmente la nostra vita quasi dimenticando per un attimo di essere qui, dove già siamo, coinvolti nelle nostre azioni. In ogni momento ci troviamo al bivio fra qui e ora. Ma quando cala la cortina che ci impedisce di vedere dove siamo in un determinato istante rimaniamo disorientati. “E ora?” diventa un vero problema. A tratti perdiamo il contatto con noi stessi e con la pienezza delle nostre possibilità, comportandoci come robot nel modo di vedere, pensare e agire. In quei momenti finiamo per dissociarci dalle nostre potenzialità più profonde che ci offrono forse le maggiori occasioni di creatività, apprendimento e crescita. Se non prestiamo attenzione, quei momenti di annebbiamento potrebbero prolungarsi fino a dominare la maggior parte della nostra vita.

Come fare allora ad uscire da questo vortice coinvolgente di pensieri e che non ci permette di essere presenti a noi e con noi stessi?

Per avere piena coscienza della situazione in cui ci troviamo, quale che sia, dobbiamo imporci una pausa sufficientemente lunga per inquadrare il presente; sufficiente per sentirlo, vederlo nella sua pienezza, esserne consapevoli per conoscerlo e capirlo meglio. Solo a quel punto potremo accettare la verità e l’essenza stessa di quel momento della nostra vita, trarne esperienza e continuare a godercelo a pieno con tutte le nostre facoltà e le nostre energie.

C’è bisogno in un certo senso di un risveglio, un risveglio della coscienza proprio perché il primo passo, così come in ogni terapia anche in ambito psicologico, risiede nella consapevolezza.

Ma come attuare praticamente tutto ciò? Dov’è la radice del problema?

Vi siete mai accorti che certe volte nella vita, più cercate di sfuggire da qualcosa, un comportamento, una persona, un lavoro o una sfiga più in generale, finite sempre per non riuscirci? Molto spesso tutto quello in cui cerchiamo di non imbatterci, tutto ciò che cerchiamo di ignorare finisce inevitabilmente per ripresentarsi davanti ai nostri occhi in certi casi più forte di prima. Allora che si fa? Si scappa più lontano, d’altra parte, quando una cosa non funziona si cambia. Litighi col fidanzato? Beh si vede che non era quello giusto! Al lavoro va male e ti licenziano o te ne vai tu? Beh, chiusa una porta si apre un portone. I figli non ti ascoltano e danno problemi? Beh, allora chiamo qualcuno che se ne occupi al posto mio, una babysitter e una che gli fa ripetizioni.

Qual è il minimo comune multiplo di questi ragionamenti a cui ci porta il libro “Dovunque tu vada ci sei già”?

Tutti i giorni nella nostra vita ci ritroviamo a dover affrontare ragionamenti del genere e fateci caso, qual è il minimo comune multiplo di questi ragionamenti? Il semplice fatto di dare la colpa a qualcosa che è esterno da noi, a non voler fare i conti con noi stessi e per l’ennesima volta ritrovarci a fuggire. Non ci vogliamo prendere le nostre responsabilità, anche la più semplice responsabilità di essere presente, hic et nunc. E’ veramente più semplice, più comodo trovare pecche, biasimare, credere che occorra un cambiamento esterno, una fuga dalle forze che ci trattengono impedendoci di crescere e trovare la felicità.

Quali sono le conseguenze di questo modo di essere?

Le conseguenze o per meglio dire, i danni, sono ovunque, basta guardarci attorno: famiglie smembrate, individui distrutti, cambi repentini di amicizie, lavori, posti dove migliorare le cose, vivere dicendo “un giorno le cose cambieranno” o “le cose andranno meglio” o “sono sicuro che da qui a 10 anni ce la farò a fare…”. Cosa succede? Si finisce per perdere di vista il momento in cui siamo, si finisce per non vivere.

Qui entra in gioco la meditazione.

Aiuta, ma non deve essere intesa come un processo formale in cui si siede carini e si pensa al vuoto, ma come un processo costante in cui si è sempre presenti. Gli americani la definiscono “mindfulness” mente piena, ma in italiano, lo stesso professor Zinn, dice che c’è una parola più potente “consapevolezza”. Dobbiamo cercare di essere più consapevoli della consapevolezza stessa del momento presente, dell’attimo di vita che scorre tra un secondo e l’altro. Il titolo del suo libro “Dovunque tu vada ci sei già” afferma proprio questo in fin dei conti. Sentirsi a casa ovunque, anche qui, in questo momento, dove sono “solo”, dove sono circondato da situazioni che potrei non gradire, ho me stesso e la consapevolezza di essere vivo in questo attimo, per cui, perché lasciarmi trascinare da quei brutti pensieri ansiogeni? Perché non vivere nel presente concentrandomi sulle sensazioni che provo ed evitando concatenazioni mentali inquinanti per il mio stato d’animo di pace interiore? Questo deve essere l’obiettivo che ognuno di noi dovrebbe porsi nella vita.

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