Da mamma a insegnante

mateOggi è stata una giornata particolare, passata in una prima media a discutere con i ragazzini di violenza e soprusi. Potevo lasciar perdere, spiegare cittadinanza secondo il libro di testo, cos’è la scuola, gli articoli della Costituzione… Ma stanotte non riuscivo ad addormentarmi. Pensavo al viso di un ragazzino pieno di graffi, ferite. La mattina mi si è avvicinato e mi ha detto: “prof, posso andare in bagno perché mi bruciano?“. L’ho guardato e gli ho chiesto: “cos’hai combinato?”. “Ieri un mio amico me le ha date“. “Un tuo amico???? Scherziamo?????

Più tardi sono venuta anche a sapere chi era stato questo amico: un compagno di classe assente. La cosa mi ha colpito parecchio. Non riesco a essere SOLO un’insegnante e forse questo è un difetto, non so. Entro in aula e cerco di stabilire un rapporto con la classe, con il singolo… Ci sono situazioni difficili? Particolari? Guarda caso i ragazzini vengono da me. Ero in quella scuola da una settimana e mi hanno esposto un problema di classe, abbastanza complesso. Mi sono detta: perché lo hanno detto a me? Ci sono insegnanti di sostegno, il coordinatore di classe, l’insegnante di italiano. Io ho solo quattro ore di storia e geografia e mi conoscono appena… Bè, probabilmente, anzi, sicuramente i ragazzini sono delle antenne. Riescono a percepire subito chi si mette sulla loro lunghezza d’onda. Credo che questo sia un fatto positivo, anche perché io sono fatta così e non potrei entrare in classe SOLO per spiegare la storia del Medioevo o i fiumi europei. Però a volte mi domando se non vengo meno al mio dovere “professionale”, forse alla fine dell’anno i nomi dei fiumi non saranno tutti noti e ricordati…

Ma cosa serve ai ragazzi di oggi? Ai nostri ragazzi, visto che sono madre anche io. Credo fondamentalmente l’essere ascoltati… Si corre, al lavoro, al supermercato, sulle auto… intanto i figli sono a scuola e poi ai corsi di pallavolo, calcio, nuoto, catechismo… Torniamo stanchi, ci precipitiamo in cucina per cenare e poi chi va a guardare la TV, chi finisce i compiti, chi gioca, chi guarda il computer e la serata passa. I ragazzi non hanno spesso molte occasioni di confrontarsi, di parlare con noi adulti. L’anno scorso, quando ho avuto modo di rientrare in un’aula di scuola dopo 13 anni e di leggere i temi di due seconde medie, la cosa che più mi ha colpito non sono stati gli innumerevoli errori grammaticali ma la denuncia dell’assenza dei propri genitori, non criticati per questo (perché qualcuno che lavora ci deve essere) ma una denuncia basata su un bisogno disatteso, quello di un figlio che ha bisogno di essere guardato, ascoltato e non solo di ricevere lo smartphone ultima generazione…

Così io ascolto, interrogo ma a volte su argomenti meno “scolastici”. Stamattina abbiamo fatto una specie di processo (FORUM) in cui ho chiamato i due interessati a parlare, raccontare l’accaduto. Uno, quello con i segni in viso, quasi si scusava come se la colpa fosse la sua. L’altro, al contrario, spavaldo, continuava a ripetere che “per caso” aveva alzato le mani, che “per caso” era scappato lo spintone e che si era difeso… Come sempre capita nella vita: la vittima e il carnefice.

Non volevo processare nessuno ma volevo far riflettere che la violenza è molto più vicina a noi di quello che si può pensare. Uno accende la televisione o legge il giornale e pensa: che mondo di pazzi… Però, nella mia classe era successo un episodio di violenza che se non ripreso con un dialogo, sarebbe rimasto inevaso, taciuto. Mi sono detta: non posso far finta di nulla. Domani potrei accendere la TV e sentire il nome di qualche mio alunno coinvolto in fatti di cronaca. Quel segnale “rosso” lo devo cogliere e devo fare ciò che posso, come insegnante e come genitore. Non ho il potere di cambiare il mondo ma la mia parte la devo fare. Non posso tirarmi indietro… Il ragazzino che le aveva date sembrava seduto su una sedia bollente anche se continuava a fare quasi la “vittima”. Gli ho fatto notare che se un giorno avesse tra le mani un coltellino o un oggetto contundente, la sua rabbia potrebbe causare danni ben più gravi di semplici graffi. Deve essere in grado di gestire la rabbia… Inoltre, se si mostrava così irrequieto era forse dovuto al fatto che una parte di lui sapeva di non essere del tutto innocente… So che questo ragazzino stamattina mi avrà odiato ma io dovevo far qualcosa visto che tengo a loro come se fossero in parte figli miei… Se Crepet potesse leggermi, cosa mi direbbe?

 

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