Cuccioli di foca, nuovo studio sull’origine dell’amore materno

cuccioliUn gruppo di ricercatori ha osservato per ben due anni le foche grigie per capire come agisce l’ossitocina, l’ormone dell’amore materno e ha scoperto che è proprio questo a guidare le mamme e fare la differenza tra i cuccioli che sopravvivono e quelli che non ce la fanno.

I cuccioli di foca e le loro madri

Kelly Robinson è una ricercatrice dell’Unità di Ricerca sui mammiferi acquatici della Kingdom’s University di St.Andrews; insieme ad una equipe dell’Università di Durham ha trascorso due anni a studiare il comportamento delle foche grigie del Nord Atlantico e dei loro cuccioli, facendo una scoperta che da un lato conferma qualcosa che già si ipotizzava da tempo e, dall’altro, pone le basi per altri studi che potranno spiegare in modo più approfondito come nasce e come si evolve l’amore materno anche negli esseri umani.
Secondo i dati raccolti, le foche tendono a restare nei pressi dei loro piccoli, allontanandosi di un massimo di trenta metri. Solo alcune però curano la loro prole in modo assiduo, portano avanti con costanza l’allattamento e hanno cioè quello che potrebbe definirsi un comportamento materno da manuale.
Sottoponendo le foche a prelievi e analisi del sangue, è emerso che la differenza di comportamento è legata al livello di un ormone, l’ossitocina; le madri che presentano un più alto livello di ossitocina nel sangue sono propense a trascorrere il loro tempo più vicine ai propri cuccioli e a non interrompere l’allattamento, facendo così la differenza tra i piccoli che riescono a sopravvivere e quelli destinati a morire per la scarsa alimentazione.

L’ossitocina e l’amore materno

L’ossitocina è un ormone la cui presenza è collegata dagli studiosi all’amore materno e alla capacità di una madre di avere cura dei propri cuccioli; qualcuno ha parlato, usando un’espressione decisamente incisiva, dell’ormone che “riesce a trasformare le madri in mamme” e la scienza ha dimostrato questo effetto.
Uno studio sui topi ha sottoposto ad osservazione una comunità di cavie, anche in questo caso per verificare quali meccanismi fossero alla base del comportamento protettivo delle madri verso i cuccioli. Come accade per gli esseri umani, i topi “non nascono genitori” e anche quando hanno messo al mondo i cuccioli devono imparare a conoscerli ed imparare a reagire ai loro pianti e squittii. I ricercatori hanno però notato che iniettando ossitocina nelle madri questo processo di identificazione con la prole veniva favorito e accelerato. Non solo, l’effetto dell’ormone dell’amore materno è stato testato anche sui topi che non avevano partorito e che quindi non manifestavano alcuna risposta istintiva nei confronti dei cuccioli; anche nel loro caso, l’iniezione di ossitocina ha letteralmente acceso in loro l’istinto materno.

L’importanza dei cuccioli di foca

Lo studio sui cuccioli di foca, quindi, conferma dei dati di cui già eravamo a conoscenza. Tuttavia rappresenta un importante passo avanti per la ricerca scientifica perché per la prima volta ha determinato gli effetti naturali dell’ossitocina in mammiferi non in cattività.
Gli ulteriori approfondimenti sul ruolo di questo ormone potranno forse spiegare perché le donne hanno comportamenti differenti nei confronti dei propri figli e, si spera, potranno essere importanti per capire le cause e per curare in modo più efficace le madri affette da sindrome post partum.

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