Bisogni educativi speciali, tutto quello che i genitori devono sapere

cover BESPerché questa guida?

La scuola sta cambiando perché la società cambia e pertanto, anche la fucina dove i nostri ragazzi sono forgiati prima di entrare nel mondo adulto, deve in qualche modo adeguarsi al cambiamento. Se pensiamo a qualche decennio fa, alcune parole erano del tutto assenti nella programmazione scolastica: il POF, il Curricolo, il portfolio delle competenze, il PDP o il PEI, i DSA e da qualche tempo anche l’acronimo BES (Bisogni educativi speciali).

Bisogni educativi speciali: Ogni scuola redige la propria offerta formativa

Tutte queste nuove parole hanno un loro perché. Ogni Istituto scolastico oggi gode di maggiore autonomia rispetto ad un tempo e quindi deve potersi vendere bene, offrendo un Piano di Offerta Formativa valido (POF) facendo sì che un genitore si senta più orientato ad iscriversi a quella scuola piuttosto che ad un’altra. Ma non basta. Si è detto che la società cambia perché in primo luogo sono le famiglie a cambiare. Famiglie allargate, famiglie trapiantate da altri mondi, famiglie che vivono in situazioni di disagio dovute alla lunga crisi che da anni colpisce la nostra economia, famiglie in cui i genitori sono solo delle comparse tra una trasferta di lavoro e una riunione plenaria aziendale.

Impossibile che i figli, i nostri ragazzi in qualche modo non ne risentano, portando a volte a scuola i loro disagi che poi si traducono in difficoltà di apprendimento. Non sono disagi certificabili da un punto di vista medico perché non si tratta di una patologia se un ragazzino cinese arrivato in Italia da qualche mese, entra in una classe e non conosce l’italiano o se un ragazzo accusa un’apatia generale verso lo studio dovuta magari al fatto che i suoi si stanno separando. Di esempi ce ne sarebbero tanti ma ci fermiamo qui.

Tutti questi casi sono classificabili come BES e cioè ragazzi che hanno una difficoltà non patologica e temporanea ma che comunque la scuola deve affrontare e sostenere affinché il ragazzo possa concludere nel migliore dei modi il suo ciclo scolastico. Questi disagi sono classificati con l’acronimo BES (Bisogni Educativi Speciali) di cui forse voi genitori avete sentito parlarne in prima persona dopo essere stati convocati dalla scuola o magari semplicemente perché i media ne parlano sempre di più. Talvolta è difficile capire cosa sia concretamente possibile fare per aiutare i nostri ragazzi e soprattutto cosa prevede la Normativa riguardo ai BES.

Da qui nasce l’idea di questa guida, per fornire a voi genitori in primis alcune spiegazioni, Leggi, metodologie adottate dalla scuola che affrontano tante problematiche degli studenti di oggi in modo da non escluderli o emarginarli dal contesto scolastico ma, al contrario, di far sì che riescano a reintegrarsi ognuno secondo i propri bisogni e le proprie attitudini.La scuola si batte infatti per l’inclusività degli alunni e non per fare o creare dei “diversi”. Spetta all’intelligenza del corpo docente, iniziando dalle primarie, capire dove c’è un reale disagio e il bes può essere un modo che la normativa offre alla scuola per includere il bimbo nella classe non puntando l’indice su “cosa ha che non va” ma cosa la scuola in questo momento può fare per andare incontro alle sue esigenze e alla sua capacità. Una didattica che include gli alunni ma modellata sulla singolarità di ognuno.

Scarica gratuitamente la guida in formato PDF! Potrai stamparla o consultarla più tardi, come e quante volte riterrai opportuno: BES (Bisogni Educativi Speciali), tutto quello che i genitori devono sapere.

Buona lettura!

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