Dolore, divorzio, trasloco

2013-04-27 10.20.54DDT, no, non intendo parlare dello spray insetticida più famoso al mondo ma solo dei tre eventi che ti possono capitare nella vita e che sono considerati, da stime effettuate, come quelli più devastanti e stressanti. Quando parlo di dolore, intendo la morte di un famigliare o comunque di una persona importante come può essere un figlio, un genitore, un amico. Sul divorzio inutile soffermarsi perché immagino sia chiaro per tutti così come sulla parola trasloco. Ebbene, ho sentito questa frase quasi per caso, distrattamente ma dopo, ripensandoci, mi sono resa conto che purtroppo nel giro di neanche due anni ho vissuto due tra le cose più devastanti: la morte di mia madre (14 marzo 2012) e il trasloco di mio padre (28 novembre 2013). Cosa sia perdere una persona cara credo che solo chi ci è passato “dentro” possa capirlo appieno. Io purtroppo l’avevo già sperimentato anni addietro quando nel 2000, a Natale, persi in un incidente stradale quello che pensavo sarebbe divenuto il compagno della mia vita e padre dei miei figli.

Solo allora ho capito il significato di MORTE. Avevo già perso persone amiche, parenti ma non una parte di me stessa… Sì, perché quando muore qualcuno che fa parte quotidianamente della nostra vita è come se perdessimo un nostro “organo” vitale. Rimaniamo incapaci di capire, accettare. Tutto attorno a noi vacilla… Le giornate non saranno mai più come prima. La realtà ci scorre accanto ma noi ci sentiamo avulsi. Una rabbia sul perché a noi, perché… Il dolore va vissuto, va lasciato “passare dentro”. Solo così, credo, possiamo elaborarlo per poi fortunatamente ritornare a respirare dopo anni di apnea.

La morte di una madre è forse più nella natura delle cose perché è anziana, il suo percorso lo ha fatto. Eppure non è così. Una madre ti manca sempre, anche a 40anni. Il rapporto che avevo con lei era speciale. Avendola vista spegnersi nella malattia tra mille sofferenze è stato devastante. Mi sono sentita impotente, amareggiata per non essere riuscita almeno a toglierle il dolore di quel male subdolo, mostruoso. Lucida fino alla fine, abbiamo parlato, pianto, ragionato. Ho visto e vissuto con lei la sua ultima notte in ospedale prima che si perdesse in una specie di coma. Non si possono dimenticare certe cose, sensazioni, stati d’animo. Credevo di perdermi una seconda volta ma non è stato così. Per fortuna perché questa volta sono madre anch’io e non posso permettermi una “pausa” dai miei doveri di madre. I miei figli mi hanno vista piangere e con parole semplici ho cercato di spiegare loro cosa stavo provando. Il concetto di morte per un bimbo non è totalmente comprensibile. Lo ricordo sulla mia pelle. Mia madre perse d’improvviso un’amica e io avevo sei anni. La parola morte non mi piaceva ma non la comprendevo del tutto.

Gabriele  mi vedeva triste e mi chiedeva il motivo visto che il paradiso di cui ogni tanto gli avevo parlato era un mondo meraviglioso. Allora gli dissi che non piangevo per la nonna che sicuramente in paradiso stava bene ma per il fatto che a me mancava. Come se io fossi partita per una lunghissima vacanza, felice. Gabriele sarebbe stato contento di sapermi in vacanza ma anche infelice sapendo che non mi avrebbe visto per un lunghissimo periodo di tempo.

Poi la tristezza è diminuita perché è come se mia madre non mi avesse mai abbandonato. Io ho preso da lei e la sento nel mio modo di vivere la vita, di sentire le giornate, di relazionarmi con gli altri e le cose che mi stanno attorno. La sua forza è diventata la mia forza. Ora sono io la mamma…

E poi il trasloco… Iniziato un anno fa quando mio padre ha deciso di cambiare casa. Vai a vedere case, fai una scelta, torna a rivederle con lui… Vendere la casa dove hai sempre vissuto e poi anche svuotarla di quasi 50anni di cose e ricordi… 30 scatoloni non bastano di certo…

Lavori nella casa nuova durati mesi, telefonate, appuntamenti, corse, mail, quanto traffico… Infine il trasloco materiale.

Bè, non è facile, credetemi e ripensandoci mi sono scoperta più tenace e forte di quello che a volte penso di me stessa. Infatti, in mezzo a questo trambusto ho scritto il mio ebook, Il Calmamamma, ho iniziato ad insegnare a tempo pieno dopo 13 anni che non lo facevo, ho ideato il mio blog, ho seguito i miei bimbi e spesso anche sola perché Marco è spesso via per lavoro… Insomma, tante e tante cose….

E ora, il divorzio? Così proverei proprio tutto!

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