Crescita del bimbo, l’importanza di un ambiente sereno

rabbia-bambini-1Molti genitori non sanno che il proprio pargolo, pur molto piccolo, è in grado di percepire le emozioni e i sentimenti dell’ambiente circostante. Una capacità che è talmente sviluppata che il suo benessere può essere inficiato da una eccessiva animosità di mamma e papà, o da frequenti contrasti che possono sorgere all’interno della coppia.

In altri termini, per un neonato è estremamente importante crescere in un ambiente sereno, considerato che, anche intorno ai 12 mesi, il bimbo è ben in grado di comprendere le emozioni degli adulti e agire di conseguenza, assorbendo eventuali stress, negatività e tensioni. In altre parole ancora, i bambini sarebbero delle “spugne”: una sorta di carta assorbente in grado di subire l’influenza delle esperienze dirette e delle azioni degli altri.

Una ricerca americana lo conferma

Sull’argomento di cui sopra sono state compiute numerose rilevazioni, al fine di connotare quella che è una relazione di fondamentale correlazione. Tra le ultime, e le più importanti sul tema, spicca quella coordinata dal professor Andrew Meltzoff dell’University of Washington for Learning & Brain Science, il cui team di ricercatori ha compiuto un esperimento su 150 bambini di 15 mesi.

Il campione di bimbi è stato “seduto” in grembo ai genitori, ed è stato invitato a guardare uno dei ricercatori che mostrava loro alcuni giochi da fare con oggetti in grado di produrre suoni. A un certo punto dell’esperimento, un collaboratore entrava nella stanza fingendo di essere arrabbiato con il ricercatore per i giochi effettuati dinanzi al bambino. Al termine di questa recita, i bambini sono stati lasciati liberi di manovrare gli oggetti.

Il risultato è stato abbastanza palese: i piccoli si comportavano in maniera diversa a seconda che la persona arrabbiata fosse nella stanza o meno. Quando infatti quest’ultima non era presente all’interno dell’ambiente del bimbo, gli stessi piccoli protagonisti della ricerca prendevano rapidamente i giochi “incriminati” e li utilizzavano nelle modalità indicate dal ricercatore. Di contro, quando la persona arrabbiata permaneva nello stesso ambiente e li guardava, pur senza mostrare rabbia esplicita, i piccoli tardavano qualche secondo in più prima di prendere i giochi, e non tutti avevano la stessa sensibilità nel replicare i giochi mostrati dal ricercatore.

La spiegazione di massima è presto indicabile: i bambini, pur avvertendo che la persona non avvertiva più rabbia, ritenevano che questa fosse ancora infastidita per i giochi, e si comportavano in maniera tale da non urtare la sensibilità di quest’ultima. Ne consegue che i bambini oggetto di campione, di età di poco superiore all’anno, riuscivano a interpretare e ricordare correttamente le emozioni di una persona adulta.

 

rabbia-bambini-2L’importanza di un ambiente sereno

Stabilito quanto precede, è possibile cercare di compiere un ulteriore passo in avanti e calare la sostanza dell’esperimento nella realtà quotidiana. Se infatti i bimbi si dimostrano così sensibili alle emozioni degli adulti, e così capaci a percepire correttamente le emozioni delle persone che li circondano, è allora importante indurli a crescere all’interno di un ambiente sereno, senza tensioni o contrasti ricorrenti, affinchè non “assorbano” le negatività che ne derivano.

Insomma, seppur è normale – ricordava il ricercatore – che i genitori mostrino una variegata classe di sentimenti e di emozioni dinanzi ai figli, è bene evitare che la rabbia e lo stress ricada eccessivamente sul capo della prole. Più un bambino è esposto in un ambiente ricco di tensioni e di nervosismo, e più immaginerà che il mondo è interamente abitato da persone con rabbia e ostilità. La conseguenza, in certi casi, è che i bimbi possono essere indotti ad atteggiamenti aggressivi, difficilmente correggibili nel breve termine.

Dalla rabbia alla maturazione

Stabilito quanto precede, compiamo un ulteriore passo in avanti. Se infatti il bambino mostra rabbia con particolare frequenza, salvo i casi in cui vi siano degli elementi di patologia, è probabile che abbia sviluppato tale ostilità proprio in seguito all’ambiente nel quale è cresciuto. Come reagire di fronte a un simile scenario?

È probabile che il genitore che si trova dinanzi a un bimbo disperato e “rabbioso” si senta particolarmente scosso e spiazzato. In realtà, tuttavia, è bene cercare di reagire proattivamente, senza lasciarsi cogliere dal timore di relazionarsi con il proprio figlio ma, di contro, cercando di comprendere che il bimbo che si agita e si dispera è, principalmente, un bimbo che non ha grande esperienza della vita e di ciò che desidera realmente.

Quando il bimbo compie le sue prime scenate di rabbia, è quindi bene che i genitori non lo considerino come una sorta di attacco alla “gerarchia” familiare, ma lo interpretino come una normale fase della crescita del bimbo che, anche attraverso l’ira, tende a sperimentare la propria autonomia.

Dunque, se il bimbo ha degli episodi di rabbia, la soluzione più idonea non è quello di reprimerla con immediatezza, ma aspettare che passi e cercare di colloquiare con lui in maniera più efficace dopo tali episodi. A conferma del fatto che la rabbia non è un modo per contrastare il proprio genitore o metterlo in discussione, vi è d’altronde l’evidenza che i bambini, una volta superato il momento di “crisi”, tendono spontaneamente a ricercare il contatto proprio con il soggetto con il quale hanno vissuto dei momenti di tensione.

Si tenga inoltre conto che molto spesso la rabbia è innescata da un meccanismo di stanchezza. In altri termini, è possibile che il bimbo – al termine di una giornata piena di emozioni o di “fatiche” all’asilo nido – sia semplicemente poco incline a ulteriori sforzi. In queste ipotesi, è bene cercare di non gravare ulteriormente il bimbo di emozioni negativo ma, magari, cercare di coinvolgerlo adeguatamente attraverso giochi o meccanismi (perché no, improvvisati!) che puntino a renderlo partecipe di situazioni e/o decisioni, senza indurre in lui il pensiero che si possa trattare necessariamente di un peso.

Grande attenzione va data anche al momento iniziale della giornata, considerato che spesso si tratta dell’istante più delicato (quante volte il bimbo si mostra scoraggiato o innervosito dinanzi all’idea di dover affrontare una giornata alla scuola dell’infanzia?).

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