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Curiosità

Cosa fare se un tuo amico ha un attacco di panico: 3 aiuti concreti per farlo stare meglio

Pubblicato da
Cesare Orecchio

Ecco alcuni consigli pratici per aiutare un amico che sta avendo un attacco di panico: 3 aiuti concreti che potranno tornarti utili!

Con la venuta del virus e della pandemia, gli attacchi di panico sono aumentati nella popolazione di circa il 20%. Senza troppi giri di parole, per attacco di panico si intende un’improvvisa e apparentemente immotivata sensazione di morte, catastrofe imminente o percezione acuta di pericolo.

Ecco alcuni pratici consigli per gestire un attacco di panico esterno

Sempre più persone ne soffrono e gli attacchi possono iniziare già in fase adolescenziale proseguendo in età adulta e/o avanzata. Il corpo in fase di attacco inizia a sentirsi in un forte stato di eccitazione, il sangue rilascia in circolo cortisolo e adrenalina, pertanto la persona che lo sta subendo non riesce più a distinguere un pericolo reale da uno immaginario.

Gli attacchi di panico possono essere sporadici oppure frequenti, ma è molto importante conoscere come poterli gestire, non solo dal punto di vista personale, ma soprattutto se viviamo accanto a una persona che ne è soggetta. Spesso non sappiamo come fare e quali aiuti concreti dargli, ecco perché noi di Mammastyle vogliamo consigliarvene 3 nello specifico, affinché la situazione possa essere gestita nel migliore dei modi. Scopriamoli insieme!

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Come fronteggiare l’attacco di panico di un amico: consigli pratici ed efficaci

La prima cosa da fare quando si fronteggia un attacco di panico esterno è osservare i sintomi: questo può già aiutarci o aiutare chi ne soffre a mantenere un certo controllo e nello specifico il DSM 5 ne evidenzia alcuni fondamentali come palpitazioni, mal di testa e schiena, tremori, sudorazione accelerata, bocca asciutta e secca, nausea e crampi addominali. Una volta definiti i sintomi, come possiamo aiutare chi sta avendo un attacco di panico?

Il contatto fisico può tornare molto utile durante un attacco di panico, ma ricordiamoci di chiedere sempre esplicitamente il consenso prima di farlo

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  • Prima di tutto, dobbiamo noi mantenere la calma. Non esiste gravità peggiore nell’aumentare il panico di chi ci sta accanto con la paura e l’ignoranza sugli attacchi. Ecco perché tornerà molto utile un tono di voce deciso, forte e delicato allo stesso tempo, evitiamo qualsiasi contatto fisico a meno che la vittima non ci dia il permesso esplicito e iniziamo a chiedergli da cosa possa dipendere il panico. Nella maggior parte dei casi gli attacchi non trovano una ragione specifica, tuttavia fasi di forte stress o pensieri negativi possono contribuire a farli scaturire. Parlare quindi è già il primo passo verso una fase di relax, seppur minima.
  • Se l’attacco di panico è generato da problemi a stare in luoghi affollati o aperti, chiediamo alla vittima di seguirci facendo una passeggiata, se lo ritiene opportuno prendendogli la mano e portandolo in un posto più tranquillo e isolato, se possibile in un parco con alberi e fiori. Questo potrebbe portare ad una fase di rilassamento specialmente se l’attacco è dipeso dall’agorafobia, gli alberi alti in questione potrebbero suscitare senso di confine e limite. Passeggiare inoltre distende nervi e muscoli.

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  • In ultimo, ma non per importanza, non neghiamo assolutamente la gravità del problema. Evitiamo frasi come ‘È tutto nella tua testa’, ‘Vedrai che adesso passa’, ‘Non ingigantire’, poiché le minacce mentali ed emotive sono reali quanto quelle fisiche. Invece di porsi in un atteggiamento di chiusura, proviamo a chiedere alla vittima se è la prima volta che ne soffre o se sa già come fronteggiare l’attacco, indirizzandoci quindi su cosa possiamo e non possiamo fare. Una volta terminata la fase acuta potremo aiutare chi ci sta accanto a scoprire se il panico dipenda da qualcosa vissuto nel presente, nel passato o legato a qualche trauma inconscio. Sarà il modo migliore per aiutare chi vogliamo bene in modo efficace!