Sono una cattiva madre

sono una cattiva madreIn questo caso non mi riferisco a me ma al libro di Ayelet Waldman, avvocato di New York. Madre di quattro figli, professionista in carriera, un giorno ha pronunciato una frase che non poteva cadere nell’indifferenza generale e cioè, la donna ha affermato di amare più suo marito dei figli. Ovviamente è stata criticata e per questo si è decisa a scrivere un libro per spiegare meglio il senso delle sue parole.

Anche se la disparità tra uomo e donna si è andata assottigliando sempre più, è pur sempre vero che ad una donna non è permesso di “essere felice” senza crearsi dei sensi di colpa per aver scelto la carriera piuttosto che la maternità. Questo è anche quanto afferma Paolo Crepet nel suo libro Impara a essere felice. L’idea, poi, che in una donna possano coesistere più ruoli come l’amante ideale, la professionista di successo e la mamma perfetta è un’idea assolutamente falsa e irrealizzabile. Se fosse vera, saremo di fronte ad un robot, ad una macchina perfetta e non ad un essere umano in carne e ossa. Alla donna si pone sempre la scelta tra dare più spazio alla vita lavorativa o alla famiglia. Se dovesse scegliere la prima strada, in caso di qualche problema legato ai figli, i sensi di colpa per non essere stata una buona madre, per aver delegato la crescita dei propri figli ad una tata, sarebbero talmente grandi da portare la poveretta ad una crisi esistenziale. Se invece la donna sceglie di rimanere a casa e magari lavorare ma senza velleità di far carriera, alla lunga potrebbero nascere in lei dei sentimenti di frustrazione e sentirsi in qualche modo non appagata. Quindi, anche se i tempi sono cambiati, la felicità per una donna è molto più una chimera che per un uomo.

Per un marito è scontato andare al lavoro e se riesce a fare carriera tanto di guadagnato. Non importa se non sarà stato un padre perfetto o un compagno ideale. Nessuno lo criticherà mai se riuscirà a raggiungere una posizione economica buona se non invidiabile. La donna invece è sottoposta a critiche molto più severe: sarà anche una brava professionista ma non si è mai interessata ai figli…

Così, nel libro Sono una cattiva madre, Waldaman spiega che in ogni caso una donna è destinata ad essere una madre imperfetta. Se è dedita al lavoro, trascurerà i figli, se è preoccupata solo di fare la madre chioccia, rischierà di allevare bambini insicuri. Quindi in ogni caso, una madre sarà sempre una cattiva madre.

Certo, non tutti possono essere d’accordo con questa riflessione ma sicuramente dà motivo per pensare alla condizione femminile nel 2014 e ovviamente nei paesi cosìddetti emancipati.

 

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