Ricompensare i bambini fa male o bene?

ricompensaCome punire, anche ricompensare ha la funzione di controllare i capricci dei bambini con la differenza che la prima è vissuta negativamente mentre i premi sono più gradevoli. A volte tendiamo a ricompensare eccessivamente i nostri figli quasi per timore che smettano di fare i bravi ma in tal modo si rischia di far perdere di valore alla stessa ricompensa. Il bambino potrebbe abituarsi ad essere ricompensato e quindi si rischierebbe di creare un circolo vizioso: una sorta di dipendenza.

Inoltre, se si continua a fare promesse di premi e gratificazioni, se all’età di tre anni è sufficiente comprare una macchinina per far felice il nostro piccolo, quando ne avrà 16 cosa dovremo comprargli?

E se si provasse un’altra strategia? Immaginiamo di chiedere a nostro figlio di stare attento e comportarsi bene a scuola e dopo una settimana che lo fa, invece che uscire e comprargli un regalo, proviamo a dirgli: “Sono molto orgoglioso di te. Mi congratulo con te! “Questo gli insegnerà a fare le cose per se stesso, perché è sarà orgoglioso di sentirsi stimato da chi lo ama e di capire che è migliorato grazie a se stesso. Possiamo anche aggiungere: “Sono così felice che ho una grande voglia di passare un po’ di tempo con te e giocare insieme a quello che vuoi dopo cena, ti va? “

Ricompensare sempre con qualcosa di materiale insegna ai nostri ragazzi l’arte del negoziare. Cosa mi dai se faccio questo? ma dovremmo insegnargli a comportarsi in un certo modo non per ottenere la ricompensa ma perché è una cosa utile per la sua crescita e quindi riconoscere i suoi sforzi premiandolo ma in modo diverso.

Quando ricompensare nuoce invece che aiutare

I bambini spesso sono attenti alle ricompense che diamo e si arrabbiano se si ritengono malpagati. «Ho lavorato tre volte più di lui eppure gli hai comprato un regalo più bello! » E noi subito tentiamo di spiegare e giustificarci. Le ricompense incoraggiano la rivalità tra i bambini. Spesso sono molto attenti ai risultati che ottengono, questo accade anche a scuola con i voti.

Alcuni bimbi, pur avendo fatto grandi sforzi non sapranno però ottenere grandi risultati. Così si rischia di scoraggiarli perché non si sentono riconosciuti per i loro tentativi, dove hanno cercato di dare il massimo. Talvolta si rischia anche di mortificare l’orgoglio di un ragazzo che magari ci ha aiutato gratuitamente, senza aspettarsi nulla in cambio e noi vogliamo a tutti costi ripagarlo. Le ricompense possono a volte causare l’effetto opposto del comportamento desiderato: invece di incoraggiare, scoraggiano. Alcune scuole offrono delle attività come “ricompensa” per gli studenti: gare sportive, giochi matematici. Ma alcuni studenti sanno che non potranno mai competere con gli altri perché non hanno i requisiti giusti. Pensano: “Perché dovrei sforzarmi, tanto non riuscirei comunque. E magari sarebbero proprio questi a dover essere maggiormente stimolati e ricompensati.

Un esempio pratico:

Immaginiamo che un giovane di 16/17 anni ci aiuti a cambiare la ruota della nostra auto che purtroppo si è forata. Stiamo per prendere 20 euro per ricompensarlo del suo gesto e poi invece ci ripensiamo e gli diciamo: “Grazie per il tuo tempo. Hai fatto molto per aiutarmi e non ci conosciamo neppure! I tuoi genitori devono essere orgogliosi di avere un figlio come te. Complimenti! Fossero tutti come te, il mondo sarebbe migliore!”

Sicuramente la soddisfazione di questo ragazzo sarebbe superiore rispetto alla somma di denaro che potevamo dargli perché il suo orgoglio sarebbe gratificato. La migliore motivazione è quella che viene da dentro, una motivazione intrinseca. Quando proviamo piacere nello svolgere un compito, questa è la migliore motivazione che spinge un individuo ad agire. La migliore ricompensa per tutti noi non è forse quella di sentirsi orgogliosi di fare qualcosa di buono e di essere bravi? Aiutiamo i nostri figli a vivere questo orgoglio in modo che essi sperimentino questa sensazione di essere persone buone, senza la promessa di ricompense.

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