Privacy e adolescenti: a ciascuno il suo spazio

privacyLa gestione degli spazi personali in una famiglia è un argomento delicato, specie quando i figli iniziano a crescere e il rispetto della privacy diventa un’esigenza e un passaggio obbligato nel difficile percorso di crescita; ma come reagire quando ad ogni domanda viene opposto un muro di silenzio, quando i nostri figli diventano degli illustri sconosciuti e non sappiamo più niente di loro?

Invadere la privacy non è la soluzione

Se di fronte al silenzio ostinato del tuo ragazzo stai pensando di frugare tra le sue email o intrufolarti sotto mentite spoglie sul suo profilo social, sappi che lo stratagemma potrebbe non funzionare ed avere conseguenze molto negative.
In uno studio dell’Università di Utrecht sono stati esaminati per tre anni alcuni adolescenti (circa 500) e i loro genitori; quello che si è scoperto è in parte una conferma di quello che tante famiglie vivono tutti i giorni: ad essere più ossessionate dalla conoscenza di tutto ciò che riguarda i figli sono le madri, mentre per i padri la questione è meno pressante e, di conseguenza, è meno impellente il bisogno di indagare.
Non solo, ma stando ai risultati dello studio, un aumento del pressing sui ragazzi e soprattutto l’invasione della loro privacy in nome di un dovere di controllo, non ha risultati positivi, anzi; le madri che “ficcano il naso” in genere finiscono per sapere ancora meno dei propri figli. Questo accade per due ragioni: innanzitutto perché i ragazzi, sentendosi osservati, mettono in atto tutti i sistemi che conoscono per tutelarsi e quindi, se ancora non lo facevano, iniziano a nascondere; in secondo luogo, l’eccessiva intromissione, quando non addirittura la violazione della privacy, hanno come principale conseguenza quella di logorare i rapporti, inasprire i conflitti e deteriorare, spesso con conseguenze poco piacevoli, il rapporto di fiducia che dovrebbe esserci tra genitori e figli. I ragazzi si sentono traditi, sviliti, in qualche modo violati.

Come gestire la privacy in famiglia

La soluzione suggerita dagli esperti è quella di adottare fin dal principio un sistema stratificato per la gestione delle informazioni e della privacy in famiglia. Si chiama CPM (Communication Privacy Management) ed è stato sviluppato dalla Dottoressa Sandra Petronio dell’Indiana University negli anni ’90, ma non è molto distante da quanto accade naturalmente nelle famiglie più equilibrate.
Il punto è che le informazioni devono essere gestite diversamente a seconda dell’ambito al quale appartengono: ci sono quelle che possono essere liberamente condivise con gli altri familiari e con gli estranei, quelle che devono restare all’interno della famiglia e, importantissime, quelle appartenenti alla sfera privata dei singoli.
Anche i bambini e i ragazzi hanno diritto ad avere una loro sfera privata, che possono condividere, se vogliono, ma nella quale non vi devono essere intromissioni. Anzi, è molto importante perché crescendo diventino indipendenti ed equilibrati, che i ragazzi sappiano di potersi confidare in caso di bisogno, ma anche che si sentano rispettati e meritevoli di fiducia.

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