Paternità: dimmi che padre sei, ti dirò che figlio avrai

paternitàChe ruolo hanno i padri nel corretto sviluppo dei figli? Un ruolo importantissimo, senza dubbio e a dirlo ancora una volta è la scienza; un recente studio afferma che la paternità e il modo in cui viene affrontata hanno ripercussioni importanti sulla crescita dei figli e sull’eventualità che sviluppino problemi comportamentali.

La paternità: peso o opportunità?

In queste pagine parliamo spesso della maternità e dell’influenza che abitudini, comportamenti e atteggiamenti materni hanno sul corretto sviluppo dei bambini. Ma anche il papà ha un ruolo fondamentale e oggi sappiamo che il modo in cui affronta il suo ruolo, il modo stesso in cui reagisce alla notizia della prossima paternità, possono incidere notevolmente sul futuro dei figli ed in particolare sull’eventualità che essi abbiano problemi comportamentali ancor prima della già difficile adolescenza. A dirlo è una delle Università più rinomate del mondo, Oxford, i cui ricercatori hanno effettuato uno studio in materia.

Dimmi che padre sei

La Dottoressa Maggie Redshaw, psicologa dell’età evolutiva, e la sua equipe hanno utilizzato i dati di uno studio longitudinale inglese, che monitora genitori e figli di Bristol a partire dagli anni ’90 e che si basa sulla compilazione di questionari somministrati in varie fasi di crescita dei bambini. Tra le altre cose, alle madri si è chiesto di giudicare il comportamento dei figli quando avevano raggiunto 9 e 11 anni, con domande relative al loro modo di agire nel gruppo sociale dei pari, la loro generosità e capacità di condivisione e il modo con cui affrontavano le situazioni nuove. In contemporanea, sono state testate le reazioni dei padri: il loro sentimento per il ruolo ricoperto, il modo in cui è cambiato il loro approccio alla paternità subito dopo la nascita del figlio e attorno agli otto mesi del pargolo.
Tirando le somme, su 6300 bambini con entrambi i genitori, si è scoperto che i piccoli che avevano avuto un padre più sicuro del suo ruolo, più a suo agio con la paternità e con ciò che comporta anche dal punto di vista emotivo, avevano meno problemi di comportamento tra i 9 e gli 11 anni. La diminuzione registrata è importante: il 13% in meno per i bambini di 9 anni e l’11% in meno per quelli di 11.
A fare la differenza, sembra sia proprio il modo di vivere la paternità, mentre non hanno avuto un’influenza apprezzabile la quantità di tempo trascorsa in famiglia o con il bambino e il coinvolgimento nelle faccende domestiche.

Cosa concludere

Gli stessi autori dello studio sottolineano l’impossibilità di trarre indicazioni definitive e generali dal loro lavoro che, come detto, si basa essenzialmente su autovalutazioni rese in dati momenti della vita dei bambini; non è quindi possibile escludere la manipolazione di quanto riferito o che un cambiamento possa essere intervenuto nel corso degli anni. Ciò detto, risulta comunque evidente il fatto che entrambi i genitori, non solo la mamma, influenzano i figli con il loro atteggiamento e che questo dato deve essere tenuto in considerazione: aiutare i padri a vivere al meglio il loro ruolo significa inevitabilmente aiutare anche i bambini ad avere un percorso di crescita più sereno.

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