Oggi, che si fa, mamma?

2013-08-17 13.01.39A volte, care amiche, mi chiedo se il mondo non stia cambiando in negativo anche per quanto riguarda i nostri figli. Non parlo di tutti i bimbi ma in modo particolare dei nostri, quelli italiani e comunque delle civiltà occidentali, opulente (anche se in crisi economica).

Perché? Ma vi rendete conto che noi mamme, lavoratrici o no, siamo sempre intente a pensare cosa gli faccio fare oggi? Dove posso portarlo?” Soprattutto durante i finesettimana, quando le scuole sono chiuse, le giornate “devono” essere riempite… Ecco che allora si programma il sabato con la spesa e il solito centro commerciale, la domenica con giochi, impegni sociali e altro ancora. Se ci fosse anche un terzo giorno di vacanza sarebbe il panico!
“Oggi che si fa, mamma?”

Se siete come me, mamme attempate, sulla quarantina e oltre, vi ricorderete che ai nostri tempi le mamme lavoravano in cucina, magari facevano il pane o la pizza. Oggi no, non è quasi possibile. I bimbi ci spellano, sempre attorno a noi per sapere cosa fare, per giocare. Che noia!
Non sempre ho voglia di fare una partita a calcio o disegnare o usare la pasta molle o montare una pista di treni, e voi?

Non mi sento per questo cattiva ma semplicemente un po’ in asfissia… Mi mancano i miei spazi.
Mia nonna diceva saggiamente che i bambini di oggi non sono più intelligenti di quelli di ieri. La differenza sta solo nel fatto che una volta i bambini si guardavano da soli e gli adulti, troppo intenti al lavoro nei campi, non avevano la possibilità di seguirli come facciamo noi oggi.

A volte mi rendo conto che i miei figli in una sola giornata vivono tante di quelle esperienze che da bambina io forse vivevo in una settimana intera se non in un mese.
Prendete oggi. Alle 9 di mattina arriva il nonno Bruno e visto che c’è il sole, i due monelli decidono di uscire e andare a giocare a pallone.
Per quasi due ore giocano, corrono e si divertono.

Poi c’è un po’ di relax: la televisione. Poi in camera Gabriele gioca (per fortuna col fratello) a macchinine. Poi un pranzo succulento con un dolce finale. Dopo, qualche disegno insieme a me. Infine, la festa di un compagno di classe con tanti giochi e divertimenti.

E a fine giornata che mi sento dire? Uffa, perché non andiamo da…. (un famoso fast food). Però! Non vi è bastato giocare a calcio, disegnare con la mamma e la festa? Così mi invento un piatto colorato e simpatico che possa alleviare la tristezza dei miei piccoli tiranni.

Ovviamente la colpa è sempre mia, lo riconosco…

E domani che faccio? Per fortuna c’è la scuola!

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