I nostri figli hanno tutto ma forse hanno perso qualcosa

bagnoOggi vorrei fare una semplice riflessione che mi ha seguita e accompagnata durante il mio soggiorno a Maputo, capitale del Mozambico. Posso dire di essere stata fortunata perché ho vissuto la città non come turista ma dall’interno e cioè come se fossi un’abitante in più per una settimana. Mi spiego subito. Con la mia famiglia siamo andati in un bellissimo albergo, sulla spiaggia, vicino alla parte più ricca della città, dove ci sono viali con ambasciate e palazzi governativi. Le strade lasciavano a desiderare perché erano abbastanza sporche e i tombini erano senza coperchio, quello in ghisa. Si doveva stare molto attenti perché se camminavi guardandoti attorno c’era il grande pericolo di finirci dentro con gravi conseguenze. A parte l’albergo, con l’ottimo cibo internazionale, le stanze ben tenute, la piscina e i giardini curatissimi, il resto lo abbiamo trascorso con un nostro amico del posto che lavora come lavapiatti in un ristorante lungo la costa. Il suo orario di lavoro è abbastanza massacrante: dalle 7 del mattino alle 9 di sera per 100 euro al mese. Alla fine di ogni giornata riprende quei pulmini super carichi che lo riportano nella periferia della città, la bidonville. A Maputo la gente non paga le tasse e di conseguenza non ci sono i servizi pubblici come i mezzi di trasporto (dalla stazione ferroviaria che fu costruita dal signor Eiffel, quello della tour Eiffel) partono solo due treni al giorno ed è ridotta ad un edificio fatiscente che forse stanno rimettendo in sesto.

tombinoNon ci sono netturbini né cestini per la spazzatura né persone addette alla cura delle strade e dei marciapiedi. Ci si sposta in taxi e i meno ricchi con i taxi tipo Ape o su questi pulmini privati che costano 10 metical per corsa contro i 400 di una corsa normale in taxi.

Abbiamo pranzato dove lavora il nostro amico e devo dire che a parte il luogo mal tenuto e sicuramente dall’aspetto povero, abbiamo mangiato bene: patatine e pollo alla griglia. Il locale si chiama Macaneta e si trova sul lungomare.

Siamo riusciti a strappare un sì al suo padrone affinché gli concedesse 4 giorni per stare insieme mentre eravamo a Maputo. Abbiamo quasi supplicato il sì e alla fine gli sono stati dati i giorni ovviamente non pagati.

Così con il nostro amico siamo andati dentro alla città vera, dove forse da soli non saremmo potuti entrare. Lui sta in affitto in una camera piccola dove c’è lo spazio per il letto matrimoniale e due sedie. Lungo il muro un filo con appesi i suoi vestiti: tre camicie, tre pantaloni. Si cucina fuori, nel cortile di sabbia. L’acqua corrente non c’è. Si deve andare in bagno con il catino per avere l’acqua. Il cibo è cotto sulla brace e se dovesse piovere, si cucina in casa con la porta aperta per il fumo. I bagni sono in comune tra più inquilini ma non dovete immaginare bagni europei. Dietro un muro si va con il secchio a lavarsi e dietro ad un altro muretto c’è il bagno che però non ho visto. Forse un semplice buco… la puzza era terribile.

2014-08-24 09.25.09Abbiamo pranzato insieme e Gabriele si è seduto per terra con il piatto sulle ginocchia perché le sedie non bastavano. Poi i miei bimbi hanno giocato a pallone con un bimbetto che forse non aveva mai visto una palla e così alla fine gliel’abbiamo lasciata. Due passi per le stradine polverose di sabbia tra casette di mattoni grigie e grezze. Poi siamo giunti al terreno dove questo ragazzo viveva con i genitori e i fratelli e la sua ragazza fino a che la futura suocera non ha litigato con la futura nuora. Ora i ragazzi sono andati in quella povera camera per 30 euro al mese. Il terreno dove vivono i genitori è molto grande e ci sono tre stanze. Era stato comprato in parte con soldi dati da noi e in parte con l’aiuto di un progetto italiano. Quindi siamo andati a vedere anche il terreno che dopo il litigio avvenuto in famiglia abbiamo deciso di comprare perché il ragazzo si possa costruire una casa tutta sua. Quanta strada in mezzo al nulla! L’auto rischiava di spaccarsi in mezzo ad una strada di sabbia appena tracciata e così abbiamo proseguito a piedi tra sterpaglie, casette povere che stanno venendo su e alla fine siamo giunti alla terra. Subito abbiamo consigliato al nostro amico di rivenderla perché è troppo lontana da Maputo e non ci arriva più al lavoro se non in 3 ore abbondanti di strada. Siamo tornati indietro e mi sono messa a fare da consigliera tra la nuora, il suocero e la suocera parlando in italiano con il ragazzo che traduceva mentre qualche curioso stava ad osservare la scena. Ora speriamo che rivendendo la terra, lui possa costruire una casa per sé e la sua ragazza dentro al terreno dove ci sono i suoi genitori anche perché è molto grande. Risparmierebbe i soldi dell’affitto e potrebbe prendere la patente e cambiare lavoro guadagnando di più.

Una giornata passata dal di dentro di una città povera. Poi, tornando in albergo, stanza ed esausta, guardavo dei ragazzini fare il bagno. Come erano felici! Senza costume, asciugamani palloni… Ridevano tra le onde del mare come poche volte ho visto fare ai nostri figli. In camera i miei pargoli si litigavano per chi dovesse avere l’Ipad per giocarci… Non mi ha colpito la miseria della città, forse messa già in preventivo, ma il sorriso della gente: la vecchietta senza gambe che fa a mano le borse in cuio, gli scultori di legno, i commercianti lungo i marciapiedi, i bambini che giocano, il nostro amico che ha sempre un sorriso sulle labbra anche quando asciuga la montagna di piatti con uno straccetto che serve a fare tutto…

Noi questa capacità di sorridere l’abbiamo persa, siamo sempre di corsa e arrabbiati… Forse avere tutto veramente non fa la felicità.

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