Morte in culla: tutti i consigli per evitarla

morte in cullaSi chiama Sindrome della morte in culla (o Sids), ma è conosciuta anche con l’inquietante denominazione di Sindrome della morte improvvisa, che rimanda all’eventualità più temuta dai neogenitori: la morte del proprio bambino per circostanze sconosciute e senza un apparente perché. Ma davvero non si può prevenire in alcun modo? Tra nuovi studi e raccomandazioni, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Morte in culla: di cosa si tratta

Con questo termine, generico quanto spaventoso per chiunque debba badare ad un bambino, la medicina indica un fenomeno molto ampio, che comprende tutti quei casi in cui il decesso del bambino non è attribuibile ad una causa precisa, nemmeno dopo lo svolgimento di esami approfonditi. Resta, in pratica, una morte senza ragione medica e, come tale, ben difficile da prevenire e giustificare.
La sindrome della morte in culla colpisce prevalentemente entro il primo anno di età ed è ancora oggi considerata una delle principali cause di mortalità infantile. In Italia, secondo un’indagine ISTAT, i decessi causati dalla Sids restano costanti nel tempo (non diminuiscono cioè con il miglioramento delle condizioni di vita e sanitarie) e continuano a rappresentare circa l’1% dei casi di morte entro il primo anno di vita.
La scienza, ad oggi, non è ancora riuscita a dare risposte certe sulle cause della morte in culla e prosegue nel tentativo di determinare i fattori di rischio più ricorrenti, così da permettere ai genitori una azione di prevenzione quanto più possibile efficace.

Nessuna correlazione con i vaccini

Come riporta Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, in passato si era ipotizzato un legame tra le vaccinazioni e la sindrome della morte in culla. L’ipotesi nasceva dalla coincidenza tra l’età in cui è più elevato il rischio di Sids e quella in cui sono somministrati i primi vaccini obbligatori. Una molteplicità di studi, europei ed americani, hanno però smentito qualsiasi connessione.

Stop alle fasciature

In questo ginepraio di domande senza risposta, qualche certezza sembra comunque farsi strada: la prevenzione della morte in culla passa innanzitutto da un comportamento corretto dei genitori, specie con riferimento al momento del riposo del bambino. L’ultimo studio in materia, recentemente pubblicato sulla rivista Pediatrics, è dei ricercatori dell’Università di Bristol che hanno scoperto che esiste un rapporto (ancora tutto da approfondire) tra i casi di morte per Sids e l’uso delle fasciature per neonati.
In pratica, secondo gli scienziati inglesi, l’abitudine di fasciare i neonati per contenere i loro movimenti, potrebbe aumentare l’incidenza dei casi di mortalità, specie quando associata ad una posizione frontale o laterale (sul fianco).

Come prevenire la morte in culla

Sulla base delle conoscenze attuali, per prevenire la morte in culla è importante fare attenzione alle condizioni del sonno: il bambino deve dormire preferibilmente sulla schiena, supino e in un ambiente sicuro, ovvero nella propria culla, con un materasso non eccessivamente morbido e senza cuscini o coperte che possano aumentare il rischio di soffocamento. La permanenza del piccolo nel lettone è da evitare nelle ore dedicate al sonno, per scongiurare il rischio di morte dovuta a schiacciamento o soffocamento involontario ad opera dei genitori. Temperatura della stanza e corretta areazione completano il quadro: la temperatura deve essere adeguata (non calda, non fredda; alcuni consigliano di attestarsi sui 20 °C) e va garantito il giusto apporto di ossigeno.
Tra i fattori di rischio più rilevanti, c’è il fumo: è importante non solo evitare di fumare in gravidanza, ma anche non esporre il neonato al fumo passivo. Infine, considerato l’ampio spettro di problematiche che possono essere ricondotte alla morte in culla, gli esperti consigliano, là dove possibile, l’allattamento al seno almeno per i primi sei mesi di vita del bambino: in questo modo si favorisce la costruzione di un adeguato sistema immunitario e si riduce il rischio.

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