Mio figlio compie 9 anni e 9 anni fa è anche nata una mamma

tortaOggi è il 7 luglio ed esattamente nove anni fa davo alla luce Gabriele, con un cesareo perché podalico. Mi ricordo che dolorante nel letto, piena di flebo, catetere, giunse mia madre e appena dentro la stanza mi disse: quanto è bello! Bellissimo! L’unico biondino in mezzo a tanti moretti!!! Io, a dire il vero, rimasi un po’ male perché pensavo che almeno mia madre come prima cosa mi chiedesse: come stai? Come va? Brava! Invece tutti a correre giù, a guardare questo esserino e riempirlo di complimenti. Per me era il primo ricovero in ospedale e devo dire non è stato molto semplice. Avevo passato a letto, in casa mia, tutto l’ottavo mese a causa di un pericolo di parto anticipato. Inoltre, verso la metà del mese il bimbo si mise podalico e così la ginecologa mi raccomandò: Cinzia, se senti la pancia indurirsi troppo e troppo spesso, corri in ospedale perché dobbiamo procedere con il cesareo e quindi dobbiamo avere il tempo necessario. Era giugno, la casa appena comprata, al quinto e ultimo piano senza aria condizionata. Guardavo a mezzogiorno La signora in giallo ma ormai non riuscivo più a concentrarmi su nulla. Il caldo asfissiante, con 38 gradi sul terrazzo, la paura di non sapere come avrei partorito perché poteva rigirarsi e mettersi di testa… La pancia si induriva ma chi poteva sapere se era un segnale vero? Un giorno ho iniziato a contare i minuti tra una contrazione e l’altra… Meno di 4 minuti. Sudavo freddo e non sapevo che fare… Andare in ospedale mi spaventava. Fosse stato per me avrei fatto tutto da sola, nel mio bagno. Sì, io non temo il dolore ma gli ambienti che non conosco, dove non so esattamente cosa mi aspetta, come devo comportarmi…

Un giorno, durante il solito controllo, mi sentono la pressione alta. Bè, per me è ovvio. Normalmente ho 80 su 120 ma se è qualcun altro a misurarmela sale di parecchio. Si tratta di sindrome da camice bianco. Così, mi hanno trattenuto in ospedale e per una settimana non ho chiuso occhio perché durante la notte sentivo le partorienti in fase di travaglio lamentarsi. Avevo paura, lo confesso. La pressione invece di scendere, saliva e una mattina mi hanno detto: ti operiamo. Ultima delle ultime, i dottori stanchi e vogliosi di andarsene a casa se non in vacanza. Mi hanno fatto l’anestesia spinale e tutti parlavano a gran voce che l’anestesista ha richiamato l’ordine perché non riusciva a sentirmi. Poi, tra una chiacchierata e l’altra, è nato Gabriele in anticipo di tre settimane. Piccolo, 2 chili e 400 grammi per 48 cm. Nessuno me lo ha fatto vedere, non l’ho sentito piangere. Tutto è stato fatto frettolosamente e questo mi è dispiaciuto parecchio perché, quando mi sono ritrovata un esserino in una tutina gialla prestata dall’ospedale, mi sono detta: ma è lui? Nove mesi a pensare come sarebbe stato, mi immaginavo il mio bimbo in un certo modo e poi mi ritrovo il Gabriele reale. Lo stacco è forte. La pancia non c’è più. Chi è costui che prima respirava, scalciava, mangiava tutto dentro di me ed era solo mio? Ora è un esserino indipendente (per modo di dire). Lo possono cambiare, lavare, vestire, nutrire anche senza di me…

C’è voluto tempo per conoscersi, per capirsi. Non è stato semplice. Lui richiedeva da me tutto il mio tempo e io non ero abituata a questo. Ma leggendo diversi libri ho anche capito che il famoso istinto materno è una grande balla. Non sempre è amore a prima vista ma è un incontro tra due individui che devono conoscersi, amarsi giorno dopo giorno. Così è stato. Ora se non ci fosse Gabriele, Cinzia si sentirebbe persa. Lui è cresciuto grazie alle mie cure e attenzioni ma anche io sono cresciuta e sono diventata più forte grazie a lui.

Nove anni insieme, mio piccolo ometto!

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