Meglio guardare avanti con un sorriso…

IMG_9244Oggi, non posso ignorare una notizia che tutti i mezzi di comunicazione divulgano e cioè la morte di Nelson Mandela. A volte ci sono coincidenze strane. Ieri vedevo mio padre intento a leggere un libro “Il lungo addio” che ho comprato dopo la morte di mia madre. Mi aveva colpita perché trattava la perdita della propria mamma e quindi ero interessata e assolutamente in empatia con questa tematica dolorosa. Devo dire, però, che la lettura non mi ha coinvolto particolarmente e quindi, quando ho visto mio padre leggere quel libro gli ho detto: “guarda che non è molto bello”. Lui ha concordato e allora sono andata verso la libreria e ho guardato un po’ di titoli. Poi, la mano è andata meccanicamente sul libro: Io, Nelson Mandela, conversazioni con me stesso edito da Sperling & Kupfer.

IMG_9248Stamattina, ancora nel letto, sento la televisione in cucina e mio marito che mi dice: “è morto Mandela”.

Sono solo coincidenze… però a volte sembra che nella vita apparentemente tanto assurda, nulla avvenga per caso.

Chi non avesse letto questa autobiografia  potrebbe farlo perché è sicuramente interessante in quanto riproduce fedelmente, attraverso documenti autografi, i momenti più significativi del premio Nobel per la Pace del 1993.

A parte queste note che sono generiche, mi ricordo quando in viaggio di nozze io e Marco siamo stati a vedere le carceri di Robben Island, al largo di Città del Capo. Il campo è rimasto ancora così come era all’epoca di Mandela. Ora non è più una prigione ma una sorta di museo per ricordare quegli errori del passato. Durante la visita, a bordo di un pulmino, ci ha fatto da guida un ex carcerato. Abbiamo visto le miniere di pietra bianca dove i prigionieri lavoravano per tutto il giorno e a causa della luce assolata e accecante e della polvere, molti si ammalavano agli occhi o ai polmoni. C’era acqua per i guardiani, acqua impura per altri prigionieri politici non neri e infine acqua di mare lavorata per i neri come Mandela. Anche il cibo variava a seconda del gruppo razziale di appartenenza.

IMG_9249Il ragazzo, ormai uomo, ci ha raccontato che a 17 anni è stato imprigionato per aver portato un cartello in una manifestazione non violenta. Abbiamo anche visitato le celle, piccole e con solo una coperta come letto, senza neppure il materasso. La guida invece dormiva in un enorme stanzone perché lì stavano i più giovani e si ricorda che a volte, senza motivo, dovevano denudarsi di fronte a tutti.

Un altro ricordo. Un cortiletto quadrato dove sotto il sole i prigionieri erano fatti sedere per terra e incatenati, dovevano spaccare tutto il giorno delle pietre. Il loro lavoro non aveva un senso se non quello di far impazzire una persona. Erano tutti in fila, uno dietro l’altro in modo che non potessero né vedersi né parlare.

La cosa più impressionante è che potevi vedere Città del Capo con i suoi palazzi, il mare azzurro, il sole, il vento… Poteva essere un’isola di vacanza mentre fino a pochi anni fa è stata un luogo di lavori forzati, inumani. E il peggio è che non si parla di passato storico ma di passato che per noi è presente perché mentre io andavo al liceo e all’università Nelson Mandela passava la vita in prigione, uscendone dopo 27 anni nel 1990.

Meglio guardare avanti con un sorriso sulle labbra piuttosto che coltivare la vendetta. Queste sono le ultime parole pronunciate dalla nostra guida, che dai 17 ai 22 anni è stata incarcerata a Robben Island per aver portato un cartello anti-apartheid.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto