La prima volta in aereo

Vi ricordate della prima volta in aereo di vostro figlio? Io sì! Anzi, a dire il vero avevo pure scritto il resoconto di quel viaggio a Barcellona, fatto circa un anno fa. Eccolo qui di seguito.

La notte precedente non era riuscito a dormire tranquillo, era tutto agitato all’idea di viaggiare per la prima volta in aereo, che per lui doveva sembrare lungo, affascinante, avventuroso. Nella notte si è svegliato più volte alla ricerca di acqua, per fare pipì e infine per venire nel lettone.

Siamo partiti per Milano Malpensa e durante tutto il viaggio non ha fatto che parlare della sua prima volta in aereo ma questo per lui è abbastanza normale tant’è che la radio nella nostra auto è ormai superflua. Ogni due minuti chiedeva quanto mancava ad arrivare fino a che non gli ho imposto il silenzio!

Poi, ha voluto a tutti i costi prendere lui una valigia e trasportarla con le rotelle. Sotto i 35 gradi milanesi saltava come un grillo dal parcheggio all’aeroporto. Io continuavo a dirgli di stare calmo, di non correre che tanto mancava ancora parecchio alla partenza. “Mamma quanto manca?” Di rimando: “due ore e mezza”. “Quanti minuti sono due ore e mezza?” ……. “Sono 150 minuti”. “Quanti secondi devo contare per far passare 150 minuti?”…. “BASTA!!!!”

“E adesso quanto manca?” ” 135 minuti”. “Mamma voglio imparare a leggere l’ora”. Dentro di me pensavo: sì, sono perfettamente d’accordo, così non mi romperai ogni due per tre con questa storia dei minuti.

Dentro all’aeroporto, subito a chiedere: “cosa si fa ora?”

“Il check in”

“Cos’è il cecchino?”….. “NO, il check in!!!”

“Allora? il cecchino?”….. “il cecchino lo ha già fatto tuo padre tramite computer e serve bla bla bla….”.

“Dove andiamo adesso? Cosa facciamo? Mangiamo? Dove mangiamo? Uh, i negozi!! Cosa fanno quelli che si fanno avvolgere le valigie?” Ecc…. avanti per un’ora.

“Ma io come parlo sull’aereo? E se non parlano italiano gli urlo che devono parlare italiano perché io ho comprato un biglietto ITALIANO!”

Una volta passato il controllo, ha voluto che gli spiegassi per almeno tre volte a cosa serviva e cosa succedeva e c’è rimasto VERAMENTE male nel vedere che la luce rossa non ha suonato e che non avevamo con noi metalli tipo pistole che potessero farci incorrere in problemi di vario tipo.

Una volta a bordo, seduto accanto al finestrino, voleva aprirlo perché aveva caldo! In effetti non avevano ancora acceso l’aria condizionata. Poi si è informato se si mangiava a bordo e quando ha saputo che essendo un volo low cost, bisognava pagare ciò che si mangiava o beveva, mi ha supplicato come non mai perché gli ordinassi del tè. A casa avrebbe poi raccontato al fratellino che non solo era la prima volta in aereo ma che aveva pure bevuto il tè!

Al momento del decollo ha iniziato a chiamare l’aereo aeric, come se fosse un amico: aeric, fai il bravo mi raccomando. Dai che ce la fai. Aeric, fai come le altre volte. AERIC, vai, vai, corri!!!!!!

Gli ho chiesto se aveva avuto paura: No!…. Dopo un po’: “Mamma, a dire la verità ho avuto paura!”

Ma va? Come se non me ne fossi accorta! Poi avrà tirato in su e in giù il sedile quel centinaio di volte per vedere come funzionava, è andato in bagno e mi ha chiesto: “ma dove va la pipì che non c’è il buco?”

Il naso appiccicato al finestrino… era una goduria vederlo nel suo tentativo di apparire tranquillo, come se avesse da sempre preso l’aereo (per non sembrare inesperto) ma al contempo stupito da tutto, anche dall’enormità del veicolo. Pensare che era un aereo piccolo… se avesse visto un apparecchio che fa la volata trans-oceanica con tanto di monitor per sedile e due corsie di posti….!

Al momento dell’atterraggio si è di nuovo infiammato in un dialogo tra questo aeric che “è stato proprio bravo” e se stesso. Gli diceva perfino di non aver paura…

Insomma, ai giorni nostri, vedere lo stupore reale di un bambino di fronte a qualcosa, è raro e per questo mi sono goduta tantissimo il viaggio. Era uno spettacolo vederlo nella sua innocenza, stupore e meraviglia!

Già al ritorno non è stato più così perché i bimbi di oggi sembrano afferrare e vivere tutto troppo in fretta. Anzi, è stato lui ad insegnarmi ad avvicinare il tavolino che c’era di fronte al posto a sedere!

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