La buona scuola secondo mammastyle: lettera di una mamma a Babbo Natale

labuonascuolaCaro Babbo Natale,

in questo periodo di letterine e desideri sotto l’albero, è venuta anche a me voglia di scriverti, dopo tanti anni. Come sai, al centro dei pensieri di una mamma ci sono i figli e il loro futuro che, inevitabilmente, passa dalla scuola.

La scuola oggi in Italia non se la passa propriamente bene e, di conseguenza, fra i tanti grattacapi che assillano noi mamme ci sono anche quelli che riguardano le ore che i nostri bambini  trascorrono fra le mura scolastiche. Così ho deciso di scriverti per dirti quale scuola vorrei per i miei bambini, nella speranza che almeno uno di questi desideri, con il tuo aiuto, possa divenire realtà nel corso delle prossime festività:

  • una scuola meno lontana dalle reali esigenze delle famiglie: anche se la scuola ha vissuto diversi cambiamenti negli ultimi decenni, la sua organizzazione è ancora poco compatibile con i ritmi della società del XXI secolo. I lunghi mesi estivi, i servizi di allungo e posticipo che rimangono una chimera in molti istituti hanno trasformato i genitori che lavorano in funamboli, in bilico fra i nonni e le baby sitter. E, anche a causa di orari scolastici poco flessibili, molte mamme sono ancora oggi costrette a scegliere fra la famiglia e il lavoro;
  • una scuola che favorisca lo sviluppo della personalità: esaltare le diversità di ogni bambino, aiutandolo a sviluppare i talenti che possiede, dovrebbe essere uno dei requisiti della scuola ideale; ovviamente, per fare sì che ogni docente individui le peculiarità degli studenti, ci vorrebbe:
  1. un miglior rapporto studenti-insegnanti: la sproporzione fra il numero di allievi e quello dei docenti spesso si traduce in una minor attenzione dell’insegnante alle esigenze del singolo. Un sistema scolastico con più classi (e quindi un minor numero di studenti per classe) fa bene alla didattica di qualunque livello (dalla scuola dell’infanzia fino ai master);
  2. una scuola che abbia le strumentazioni giuste: i nativi digitali crescono con la tecnologia in mano. Non si può pretendere di poter insegnare loro utilizzando solo lavagna e gessetto. Occorrono nuove e moderne strumentazioni (ad esempio lavagne luminose, LIM), adeguati spazi per l’apprendimento dell’informatica e delle lingue straniere. Un bambino che, sin dalla più tenera età, ha una buona dimestichezza con il mondo digitale e multiculturale sarà un lavoratore in grado di muoversi con disinvoltura nel domani;
  3. una scuola che faccia sperimentare: dove, se non a scuola, un bambino o un ragazzo si trova a provare esperienze nuove? Dalla manipolazione di pongo all’asilo alle piccole recite, dalla filosofia alla fisica, solo provando, un bambino (e un ragazzo) può scoprire quali siano i suoi interessi.  Quanti potenziali scienziati sono stati sprecati perché non hanno svolto adeguate ore di laboratorio che stimolassero il loro interesse per la scienza? Quanti attori non hanno mai scoperto il loro talento perché nessuno gli ha fatto calcare un palcoscenico?
  4. una scuola più sicura: le strutture scolastiche oggi versano in condizioni pietose e, molto spesso, i nostri bambini trascorrono gran parte della loro giornata in edifici pericolosi. Purtroppo, il più delle volte tutto questo passa in secondo piano, interessando l’opinione pubblica solo quando qualche tragedia si consuma;
  5. una scuola senza bullismo: un’altra piaga con cui i nostri  bambini sono costretti quotidianamente a confrontarsi è quella del bullismo. I più forti, i più prepotenti si impongono sui più deboli e li schiacciano senza timore: per molti ragazzini andare a scuola si trasforma da un piacevole momento di apprendimento e crescita in un incubo;
  6. una scuola che formi futuri cittadini: la funzione della scuola è non solo quella di insegnare nozioni e precetti, ma anche formare la coscienza di futuri e responsabili cittadini. I programmi troppo fitti e il continuo alternarsi degli insegnanti, vittime di un precariato a vita, sono solo due dei motivi che rendono sempre più difficile passare dal mero insegnamento alla vera formazione della società del domani;
  7. una scuola che si adegui al mondo del lavoro: infine, quando è ora di immettersi nel mondo del lavoro, troppe imprese lamentano che la formazione ricevuta dai nostri ragazzi non incontra le esigenze del mercato e, così, i titoli acquisiti con tanta fatica diventano difficilmente spendibili. Una maggiore alternanza scuola-lavoro, ma anche stage e tirocini che si rivelino occasioni di formazione (e non solo di sfruttamento di manodopera a basso o nullo costo) sono due strade da percorrere perché la domanda e l’offerta di lavoro possano davvero incontrarsi e collaborare proficuamente nella costruzione di una società migliore.

In tutta sincerità, non mi sembra di pretendere l’impossibile, ma come puoi immaginare, di strada da farne per arrivare a questa scuola – come dire – ideale ce n’è molta da fare. Se posso consigliarti il primo passo da compiere per smuovere questa massa, ti consiglio di valorizzare il ruolo degli insegnanti.

Ma quali sono i mali maggiori che affliggono il corpo docente oggi?

  • La precarietà: su tutti i problemi degli insegnanti del XXI secolo, inutile dire che la precarietà, che si traduce in quell’eterna discontinuità nella relazione docente-studenti che si rivela deleteria per tutte le parti, sia il peggiore: perché compito della scuola non è solo quello di far imparare regole e teoremi che, superato l’esame, vengono dimenticati con facilità, ma costruire un ponte di comunicazione ed educazione perenne fra l’istituzione e l’allievo;
  • Cattivi maestri: in questo termine rientrano quelli che insegnano per ripiego, perché non hanno alternative o diversi sbocchi sul mercato del lavoro e decidono di insegnare come seconda scelta. La motivazione e la ferrea convinzione nella missione a cui sono chiamati gli insegnanti è indispensabile per mantenere alta la qualità del loro lavoro;
  • Il non ricambio generazionale: insegnanti che non riescono ad andare in pensione per via delle varie riforme e che occupano posti che molti nuovi docenti pieni di entusiasmo vorrebbero avere trasformano l’insegnamento in una zavorra e non certo in un volano per la società.

Molto probabilmente, risolvendo il nodo scolastico molte cose che proprio non vanno bene in Italia potrebbero migliorare: caro Babbo Natale, confido molto nel tuo intervento che vorrei fosse proprio  provvidenziale per questa scuola poco al passo con i tempi…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto