L’intelligenza è (anche) femmina: bambine fermate dai pregiudizi

Uno studio ha provato che pregiudizi e stereotipi ancora oggi tarpano le ali a tante bambine nel mondo, convinte fin da piccole di non poter accedere a professioni specifiche e ad una vita professionale soddisfacente perché fuori dalla loro portata. Eppure, molto spesso l’intelligenza ha un fiocco rosa e si rivela già in tenera età.

Gli stereotipi duri a morire

Sulla rivista Science è stato recentemente pubblicato uno studio secondo il quale le ragazze scontano, ancora oggi, pregiudizi e stereotipi che le ritengono, quanto a intelligenza, inferiori ai coetanei di sesso maschile. Le loro possibilità di fare carriera in ambiti specifici come la tecnica, la fisica e la filosofia e la loro capacità di imporsi perché brillanti e intelligenti, verrebbero minate fin dall’infanzia dalle convenzioni sociali, che vogliono le femmine meno dotate e che le spingono a fare un passo indietro e trattenersi; e questo, si badi bene, anche se già attorno ai 6 – 7 anni, le loro potenzialità sono tutte lì, pronte ad emergere. Secondo i ricercatori è davvero tutta colpa degli stereotipi, che una volta insinuatisi, vengono interiorizzati e hanno conseguenze importanti, anche a lungo termine.

Gli stereotipi nascosti

Ma davvero il mondo si poggia ancora su questi vetusti pregiudizi? Purtroppo sì, anche se forse, rispetto al passato, nel mondo occidentale sono meno evidenti e serpeggiano indisturbati senza che ce ne rendiamo conto. Basta pensare al linguaggio comune o, addirittura, alle serie tv più amate per capire che sotto sotto anche noi contribuiamo a dare l’idea che l’intelligenza sia una prerogativa maschile, salvo alcune eccezioni che, ovviamente, saltano subito agli onori della cronaca proprio perché viste come qualcosa di unico e raro.
Ad esempio, chi citiamo per richiamare alla mente un’intelligenza e un intuito sopraffini? In genere Sherlock Holmes, un uomo, così come uomini sono gli altri investigatori più amati della letteratura. Certo, ci sono anche Miss Marple e Jessica Fletcher, ma la loro intelligenza non è certo la prima cosa cui si pensa citandole.
Ancora, chi è il cervellone più amato delle serie tv degli ultimi anni? Sheldon di Big Bang Theory, che tra l’altro recita a fianco di una bella collega (la Cuomo nel ruolo di Penny) che interpreta la vicina procace, simpatica, divertente, ma certamente un po’ tonta. Anche in questo caso, ci sono esempi di intelligenza femminile (Amy e Bernadette) ma, ancora una volta quello che rileva sono più i loro aspetti comici e la loro indole decisamente fuori dal comune e non certo l’esplosività della loro materia grigia.

Anche i genitori ci cascano

Secondo lo studio, i pregiudizi e gli stereotipi albergano anche tra le pareti domestiche e i genitori, pur amando in egual misura figli e figlie, talvolta ritengono i primi dotati di maggiore intelligenza e con maggiori possibilità di far carriera. Alle bambine, invece, resta il ruolo di principessine di casa; magari coccolate, viziate con molti regali, ma sotto sotto ritenute un po’ meno in grado di badare a loro stesse, come dimostra il fatto che anche la paghetta settimanale a loro spettante è inferiore rispetto a quella dei maschi.

Per i più piccoli l’intelligenza non ha genere

La parte centrale dello studio ha coinvolto bambini e bambine tra i 5 e i 7 anni, in due esperimenti davvero illuminanti.
Nel primo, sono state raccontate due storie che avevano come protagonisti personaggi non connotati secondo il genere: uno molto, molto bello e l’altro davvero molto intelligente. Successivamente, ai piccoli partecipanti sono state mostrate quattro fotografie (due maschi e due femmine) ed è stato chiesto loro di individuare i protagonisti delle storie raccontate. I bambini in età prescolare hanno mostrato una tendenza a scegliere la persona appartenente al loro stesso genere, ma già dai 7 anni anche le ragazze hanno associato l’intelligenza ad un volto maschile.

Sono intelligente come te

L’assenza di differenze nelle potenzialità di maschi e femmine è stata dimostrata con il secondo esperimento. Ad un gruppo di bambini sono stati proposti alcuni giochi a loro sconosciuti, che sono stati descritti come rivolti a bambini molto intelligenti o a giocatori disposti ad impegnarsi in qualcosa di molto difficile.
Ancora una volta,a 5 anni non è emersa alcuna differenza: maschi e femmine hanno mostrato lo stesso interesse per i due tipi di giochi.
Non così invece nella fascia di età superiore: tra i 6 e i 7 anni le bambine si sono dedicate con maggior frequenza ai giochi impegnativi, ma non a quelli catalogati come intelligenti. I risultati non sono stati influenzati dal tipo di gioco concretamente proposto e di volta in volta descritto come intelligente o difficile.

Mi impegno, ma non posso farcela

Un aspetto molto interessante di questi esperimenti è quello relativo alla percezione che le stesse bambine hanno delle possibilità concesse loro. Come abbiamo visto, una volta entrate nel circuito scolastico hanno iniziato ad associare l’intelligenza ai volti maschili, ma quando è stato chiesto loro chi, tra i volti ritratti nelle fotografie, avrebbe ottenuto voti migliori a scuola, hanno indicato senza dubbi le femmine. Questo significa che le bambine sono ben consapevoli delle loro capacità e sanno che molto spesso, come dimostrano anche i dati, sui libri rendono meglio dei coetanei maschi; nel contempo, purtroppo, non si ritengono al livello dei maschi: non abbastanza intelligenti, brillanti e quindi capaci di sfondare.

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