Insegnare la collaborazione: consigli e piccoli trucchi

bambini-giocanoI bambini sono per natura egoisti. Ovviamente, questa affermazione non deve essere letta con gli occhi di un adulto abituato ad attribuirvi un’accezione negativa; l’egoismo dei più piccoli si concretizza semplicemente nella innata concentrazione sui propri bisogni. È per questo che strepitano, urlano e pretendono: dal loro punto di vista, il mondo è stato creato per rispondere alle loro esigenze. Sta a noi, come adulti di riferimento, insegnare e mostrare loro la via della collaborazione, che li renderà membri effettivi di una comunità nella quale sapranno integrarsi e che permetterà loro di inserirsi in dinamiche di cooperazione.

Come insegnare a un bambino come collaborare con gli altri?

Non è mai troppo presto per insegnare a tuo figlio cosa significa rispettare le esigenze di tutti e collaborare, ovviamente con un po’ di attenzione ai modi, che dovranno essere modulati in base alla sua età. Forse non sai che già prima dei cinque mesi puoi aiutarlo a capire che le sue necessità, pur importanti, non sempre possono essere soddisfatte immediatamente. Certo, come mamma ti prodighi per non fargli mancare nulla, ma quando strilla perché ha fame proprio mentre stai sistemando l’ultima confezione di pasta appena acquistata sullo scaffale, non devi certo scapicollarti alla ricerca del biberon; piuttosto, girati, guardalo e parla con lui dolcemente dicendogli che provvederai tra un momento.

Superata la boa del primo anno di età, puoi coinvolgerlo nell’esecuzione delle piccole incombenze quotidiane. Niente lavoro minorile, non preoccuparti; se ti fai “assistere” mentre asciughi le posate o svuoti il cesto della biancheria, puoi mostrargli come ci si comporta all’interno di una famiglia in cui tutti collaborano. Ricordati di ringraziarlo per il suo importante contributo e di premiarlo, dedicandoti ad una delle sue attività preferite (un gioco, una fiaba, il parco).

Per i più grandicelli, ormai giunti ai due anni, si fa largo il problema del confronto con i coetanei che, spesso, si traduce in piccole scaramucce per la conquista del giocattolo più ambito, in un crescendo di “È mio!!”, seguito talvolta da una pioggia di lacrime. Se, ad esempio, tuo figlio e il suo compagno di giochi si stanno litigando una macchinina, intervieni con delicatezza e assegna un altro veicolo allo sconfitto; mostra loro come, insieme, possono simulare una divertentissima gara e sfrecciare sul pavimento.

In generale, il trucco per favorire lo sviluppo della capacità di collaborare è molto semplice: ad ogni azione corretta dovrà seguire una ricompensa; ogni divieto dovrà essere supportato da una spiegazione chiara, ferma e comprensibile. Ecco quale suggerimento.

Una volta io, una volta tu

Per insegnare la turnazione e il piacere di una cooperazione con gli altri, può bastare un gioco. Che si tratti di inserire dei cubi in un recipiente o di completare un puzzle, fai la tua mossa e aspetta che il bambino la possa elaborare e seguire il tuo esempio; loda ogni suo piccolo successo e gioisci con lui una volta completato il gioco. Quando sarà cresciuto a sufficienza, potrai trasformare in momento ludico anche la sistemazione della stanza: insieme e a turno, rimetterete i giocattoli al loro posto e festeggerete il buon lavoro svolto con un abbraccio, una piccola danza della vittoria o una merenda golosa.

La via migliore

Per aiutarlo ad incanalare il suo comportamento, dai sempre spiegazioni e alternative. Se chiede insistentemente la tua presenza mentre sei impegnata, chiedigli di aiutarti, così che tu possa finire prima e dedicarti a lui. Quando invece si presenta, pennarelli alla mano, pronto a creare un murale nel tuo soggiorno o a ravvivare la fodera del divano, anziché sgridarlo e dare in escandescenze, prova a parlare con lui: digli che hai capito che vuol disegnare, ma che non sei d’accordo che lo faccia proprio sulla parete e che quindi dovrete trovare un supporto alternativo. Se insiste, hai due opzioni, non necessariamente alternative: puoi importi dicendo che non potrà disegnare finché non raggiungerete un accordo o puoi assecondarlo, riportando però il suo comportamento entro limiti accettabili. Se, ad esempio, vuole assolutamente “decorare” il frigorifero, procuragli uno di quei set di figure e lettere magnetiche colorate, che ai piccoli piacciono sempre tanto.

Un margine di scelta

Perché tutto questo funzioni, il bambino deve percepire le azioni che compie come una sua scelta e non come un tuo dictat al quale sarebbe portato a opporsi. Ecco perché ogni cosa dovrà essergli presentata sotto forma di suggerimento. Ad esempio, vi state preparando di buona lena per una passeggiata e fuori fa freddo? Chiedigli se, secondo lui, non sarebbe proprio il caso di mettere un bel berretto. Convincerlo ad andare a letto ogni sera è una battaglia? Invitalo a prepararsi per la notte e a dirti se preferisce che tu gli legga la fiaba della buonanotte prima o solo una volta che sarà accomodato sotto le coperte, così che tu possa sdraiarti al suo fianco e attendere che si addormenti.

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