“Il piccolo Principe”: Libro moderno e attuale per grandi e piccini

Qualche giorno fa è tornato il mio nipotino da scuola chiedendomi aiuto: stava cercando un libro alla sua altezza, né troppo complicato, né troppo difficile e possibilmente con abbastanza figure, da leggere per la scuola. La maestra ha assegnato questo compito: leggere almeno un libricino al mese da qui a dicembre per fargli riprendere la capacità di lettura, scrittura ed aprirgli la mente per bene, perché si sa, leggere non fa mai male. Così ho iniziato a pensare e a guardare la libreria, da un primo colpo d’occhio, il maghetto con gli occhiali tondi e la cicatrice a forma di saetta sulla fronte mi è sembrato il più indicato, ma poi all’improvviso, come illuminato di luce propria, ho riscoperto il caro e amato “Piccolo Principe”. Un libro immancabile e imperdibile nelle nostre librerie deve essere proprio questo! Spero lo conosciate tutte quante! Alessandro, il mio nipotino, ovviamente non sapeva di cosa parlasse e mi ha subito interpellato “zia ma non è che mi dai una storia d’amore con una principessa?” e così gli ho subito spiegato di cosa parla questo libro d’oro. C’è un aviatore, uno che guida gli aerei, che precipita nel deserto ed incontra questo esserino, il piccolo principe appunto, che racconta di aver viaggiato per tanti mondi, quindi in un certo senso parla di fantascienza, è moderno e tecnologico, ma contemporaneamente è anche filosofico, formativo ed educativo.

Perché?

Al di là della classica frasetta ormai inflazionata “l’essenziale è invisibile agli occhi” è davvero importante notare e stamparsi bene a mente i capitoli del principino con la rosa e la volpe, ma soprattutto il momento in cui la volpe chiede di essere addomesticata.

Questo passo del “Il piccolo Principe” va citato per forza:

“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono così triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomestica”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”
“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano.
È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “<addomesticare>?”
È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”. 

[…]

“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “
È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
È vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
È certo”, disse la volpe. 

Alla fine non è un po’ questo che abbiamo perduto? Il valore affettivo, il valore dei legami, il saperci affezionare, il saper addomesticare e al contempo farci addomesticare. Spero che Alessandro capisca fino in fondo questo insegnamento e ne faccia tesoro o per lo meno, spero che come me, dimenticandosene, se ne ricorderà per caso, al momento opportuno da grandicello.

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