Figli, scuola e brutti voti: che fare?

Ormai sembra provato che ogni bambino non nasca con una buona o cattiva predisposizione allo studio ma possa divenire svogliato e demotivato durante il suo percorso di studi. Come poterlo aiutare?

Non ama i suoi insegnanti
Una punizione ingiusta, un brutto voto, una frase fraintesa possono creare un cattivo rapporto tra i nostri figli e l’insegnante fino al punto che iniziano ad odiare la materia che lo stesso insegna. Tutto questo porta a cattivi risultati.
Che fare?
Per prima cosa dovremmo cercare di ascoltare il ragazzino e provare a capire quello che prova verso l’insegnante senza colpevolizzarlo. Ha bisogno di sentirsi ascoltato e capito. Questo atteggiamento di apertura verso di lui lo stimolerà ad aprirsi e a spiegare quello che lo preoccupa e lo turba. Una volta compreso cosa sta alla base di questo apparente “odio” per l’insegnante o la materia potremo aiutarlo a ridimensionare il problema, spiegargli che forse si è trattato di un malinteso. Potremo anche cercare di parlare con il professore e spiegargli cosa sta accadendo ma senza prendere le parti di nostro figlio, mantenendo sempre un atteggiamento di apertura e super partes.

Sente criticare i suoi insegnanti
Se nostro figlio inizia a sentirci parlare male del suo insegnante, dei suoi metodi di insegnamento o di dare i voti, potrebbe a sua volta perdere il desiderio per quella materia e snobbare lo studio. Come potrebbe avere rispetto del professore se sua madre o suo padre per primi lo criticano?
Che fare? 
Non si dovrebbe criticare gli insegnanti anche se magari non ci piacciono molto. Questo per il bene del ragazzo che se sente discorsi di sfiducia verso la scuola e il corpo docente, sicuramente affronterà lo studio già demotivato fin dall’inizio. Quindi parliamo sempre della scuola in maniera serena: aiuteremo nostro figlio ad interagire meglio con i suoi professori.

Non è pronto
A volte un bambino non è ancora pronto per la scuola e anche se è felice fino al giorno prima perché conoscerà dei nuovi amici, ha una cartella tutta nuova fiammante e un astuccio colorato, sul cancello potrebbe iniziare a piangere disperatamente perché ha paura di affrontare il nuovo percorso scolastico.
Che fare?
Un bambino può non essere pronto per la scuola se non ha ancora maturato la capacità di distaccarsi dalla madre e non sa ancora stare da solo.  Di solito il distacco inizia in maniera graduale attorno ai due anni. Se non si è sviluppato in maniera sana e corretta bisogna aiutare il piccolo studente rassicurandolo e dandogli un appoggio almeno fino alle vacanze di Natale, facendolo entrare “gradualmente” a scuola in accordo con i suoi insegnanti.

Sente su di lui troppa pressione
Un bimbo che teme l’insuccesso scolastico o attraversa un brutto momento a livello di voti può scoraggiarsi e pensare di non essere bravo, fino a perdere fiducia nelle proprie capacità. Quindi inizia a disinteressarsi, ad allontanarsi dai suoi doveri e va a scuola malvolentieri.
Che fare?
Non bisogna banalizzare la questione con la frase: se volesse potrebbe farcela! Bisogna invece aiutarlo a ritrovare fiducia nella proprie capacità e questo non solo per quanto concerne la scuola ma in ogni cosa che fa. Ogni volta che parliamo con lui riguardo a qualche risultato ottenuto nel bene o nel male, dovremmo fare tre complimenti e un solo rimprovero nella stessa discussione.

E’ stanco
Spesso i nostri figli sono troppo stanchi perché oltre la scuola hanno il doposcuola e poi attività extra scolastiche come il calcio o il nuoto. Il martedì c’è catechismo, il lunedì e il giovedì c’è atletica, il venerdì lezione di musica… Non è poi così strano se dormono poco e con l’arrivo della primavera e la stanchezza dell’anno appena vissuto ci sia un calo di attenzione con conseguenti brutti voti.
Che fare? 
Quando un bambino si trova in queste condizioni, il suo cervello fa molta più fatica a memorizzare i concetti e a tenere la concentrazione che la scuola richiede. Quindi è assolutamente necessario che riesca a diminuire i propri impegni per recuperare e riposarsi. Non si tratta solo di dormire più a lungo ma di avere degli spazi “suoi” in cui non ci siano stimoli intellettuali o fisici ma possa giocare con i suoi giochi preferiti come il Lego o le bambole. Non si dovrebbe esagerare con le attività extra scolastiche perché i bambini possono essere penalizzati nell’apprendimento e rendimento scolastico.

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