Felicità: la scienza prova a scoprirne il segreto

Se potessi esprimere un desiderio, non vorrei altro che un po’ di felicità. Lo avete mai pensato? Purtroppo non esiste una formula magica capace di renderci felici, ma la scienza sta studiando a fondo la questione per carpire il segreto della condizione più agognata da tutti gli esseri umani e ha scoperto che a fare la differenza non è certo il conto in banca.

Soldi, successo o amore?

Da cosa dipende la felicità? Servono il successo ad ogni costo, un lavoro soddisfacente, una montagna di soldi capace di azzerare ogni problema o basta forse la persona giusta al proprio fianco? L’essere umano cerca la risposta a questa domanda da sempre, senza troppa fortuna. Finalmente, la scienza ha deciso di scendere in campo e alla London School of Economics hanno avviato uno studio utilizzando i dati di precedenti ricerche sull’argomento; hanno scoperto che a contare davvero non sono certo un cospicuo conto in banca o l’ottenere il lavoro dei sogni.
Nel complesso sono state messe sotto esame le risposte rese negli anni da circa 200.000 soggetti in relazione alla soddisfazione per la vita che stavano conducendo. Ogni risposta viene valutata utilizzando una scala della felicità a punti, attribuendo cioè un valore da 1 a 10; i risultati finora registrati confermano ciò che le persone più sagge sostengono da sempre.

La felicità è nel cuore e nella mente

Stando ai ricercatori, che hanno discusso del tema il 12 e 13 dicembre durante una Conferenza sul Welfare organizzata in collaborazione con l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), a fare la differenza non sono la disponibilità economica o la possibilità di esprimere le proprie potenzialità sul lavoro, quanto piuttosto una vita affettiva soddisfacente e la salute mentale. Sembra infatti che i soggetti che hanno incontrato sulla loro strada un partner ideale, amicizie e relazioni durature hanno totalizzato un punteggio maggiore nella “classifica della felicità”, aggiungendo 0,6 punti; al contrario, chi soffre o ha sofferto di ansia o depressione di punti ne ha persi per un valore pari a 0,7.

Le conseguenze sulle politiche sociali

Secondo il co-autore principale dello studio, il Professor Richard Layard, che è stato ex consigliere del governo britannico e che da anni si interessa del tema, i risultati della ricerca invitano ad un ripensamento delle politiche sociali. I governi pensano da sempre di poter aiutare chi è in difficoltà con azioni di sostentamento economico, ma dato che la chiave della felicità è molto più complessa e sono altre, come abbiamo visto, le esigenze primarie per una vita soddisfacente, diventa molto importante intervenire anche per ridurre la diffusione di malattie come l’ansia e la depressione.
Ovviamente, sottolineano gli stessi ricercatori, il loro studio non vuole in nessun caso sminuire la rilevanza di problemi come la disoccupazione, la povertà e il disagio sociale, che risente chiaramente di molti e diversi fattori, ma vuole sottolineare la necessità di un approccio differente e più ampio al problema.

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