Dipendenza da shopping? Uno studio ci svela i fattori da valutare

dipendenza-shoppingScarpe e sciarpe, smalti e orecchini sono solo alcuni degli oggetti del desiderio delle donne, di tutte le latitudini: sentirsi belle e alla moda non è certo un reato e, in fin dei conti, fa o non fa parte del nostro DNA pavoneggiarci un pochino?
Per molte di noi spendere e spandere è solo un passatempo, per alcune può diventare una vera e propria patologia (la dipendenza da shopping), in grado di rovinare non solo il nostro conto in banca (questo, anzi, è il male minore), ma la nostra personalità, la nostra vita e quella di chi ci sta intorno.

Dipendenza da shopping una patologia che ora viene studiata

La dipendenza da shopping viene studiata da tempo con particolare interesse da psicologi e ricercatori di tutto il mondo; fra le ricerche a riguardo, nei giorni scorsi sono stati resi i risultati di quella condotta dall’Università di Bergen in collaborazione con la Stanford University, l’Ucla e la Nottingham Trent University (pubblicati su Frontiers in Psychology) che hanno messo a punto un eptalogo di indizi che possono svelare la dipendenza da shopping.

Il primo fattore riguarda l’avere il chiodo fisso dello shopping, cioè il pensare sempre e solo a cosa comprare; fra gli altri indizi, decisamente meno inconfutabili, ci sono il legare il proprio umore agli acquisti effettuati e l’influenzare – positivamente o negativamente –  la propria giornata professionale alle compere; il quarto indizio viene rappresentato come una spirale in continua crescita degli acquisti portati a termine, seguito dal proporsi di desistere dagli acquisti, ma non riuscirci (questa, in effetti, è una pecca piuttosto diffusa); il sesto indizio è legato a una sensazione di dolore, rammarico per non essere riuscite a fare acquisti e, infine, il compromettere il proprio benessere in relazione ai numerosi acquisti.

Bene, se vi siete riconosciute in almeno 4 su 7 dei precedenti indizi, potreste soffrire di dipendenza da shopping, sindrome prettamente femminile (ma dai?), legata all’idea di voler sfuggire da situazioni spiacevoli e panacea contro la depressione e l’ansia.
Insomma, una volta era la cioccolata a consolarci, oggi è lo shopping: qual è il male minore?

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