Come liberarsi del ciuccio

03marzoIl ciuccio è un problema che molte madri devono prima o poi affrontare. Anche a me è capitato e devo dire che con il secondogenito, Francesco, mi sembrava quasi un’impresa disperata. Usava e abusava del ciuccio ancora a tre anni e mezzo. Io non avevo la più pallida idea di come fare per toglierlo. Lo cercava non solo per dormire ma anche durante il giorno e io, stanca, snervata, cedevo di fronte ai pianti disperati. Sapevo però che avrei dovuto toglierlo per un problema legato alla dentizione. Il dentista me lo aveva detto da qualche mese ma continuavo ad andare avanti senza affrontare la cosa. Tra gli incisivi superiori sembrava esserci una galleria degna del traforo del Monte Bianco.
Pensavo che avrebbe rinunciato al ciuccio a diciotto anni e avrebbe portato l’apparecchio ai denti… Invece, durante una gita al parco Oltremare di Riccione, siamo passati davanti ad un albero blu e rosa in plastica carico di ciucci. C’era un cartello: l’albero dei ciucci, per i bambini che crescono. Francesco, vedendolo, sembrava impazzito dalla gioia. Tutti quei ciucci!!! Infatti, ho subito soprannominato quell’albero come l’albero della cuccagna o ciucciagna. Sembrava che Franci avesse scoperto un tesoro o trovato l’acqua nel deserto. Io gli ho proposto di appendere il suo ciuccio a quell’albero ma subito il piccolo furbetto si è defilato.

Ritornati in albergo mi ha chiesto il ciuccio e in quel momento ho capito che era la mia occasione. Gli ho detto che quando lui si era allontanato, io avevo appeso il suo ciuccio ad un ramo. Non era vero ma un istinto mi ha portato a raccontare quella bugia. Subito si è disperato e ha iniziato a piangere ma io, spinta da una energia positiva, non mi sono spazientita ma con calma l’ho coccolato e gli ho spiegato che ora il suo ciuccio era felice, appeso a quell’albero e si godeva un fresco venticello. Inoltre, non sarebbe stato più morso da nessuno.

Francesco però mi ha detto che a lui mancava e l’ho consolato dicendogli che nel diventare grandi e quindi nel rinunciare al ciuccio ci sono anche dei vantaggi: avere gelati più grandi, poter andare sui gokart da soli, avere un monopattino più veloce e così via. Pian pianino si è consolato. Verso sera, ha avuto una nuova crisi prima di dormire ma non mi sono lasciata prendere dal panico. Con tranquillità e fermezza gli ho rifatto il discorso precedente e si è addormentato presto. Nei giorni seguenti, mi ha richiesto il ciuccio un paio di volte ma io ho mantenuto la mia posizione.

Così, il problema è stato risolto. Mi convinco sempre più che spesso siamo noi genitori che facciamo più grandi i problemi di quello che sono. La colpa è stata mia che non ho mai avuto la voglia di affrontare con decisione la questione perché a volte è più facile dire sì che no. Per non sentirlo piangere gli davo il ciuccio così mi semplificavo la vita ma forse, se meno stanca, avrei potuto risolvere tutto tempo prima. Vebbé, care mamme, lo sapete, non mi ritengo sicuramente una madre perfetta. L’importante è essere consapevoli dei propri limiti e sapersi anche perdonare

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