Ciuccio sì o no? Manna dal cielo o male assoluto?

ciuccioSe dovessi pensare a uno degli oggetti più ambivalenti nella puericultura, non avrei dubbi a dire il ciuccio: tanto adorato per calmare pianti e crisi nei primi anni di vita, diviene un incubo per molte famiglie quando è ora di toglierlo.

Prima di conoscere meglio il ciuccio, è bene chiarire che il succhiotto, in sé, non incarna né il bene né il male assoluto: tutto dipende dall’uso e soprattutto dalla concezione che noi genitori ne facciamo.

 

Quali benefici porta l’utilizzo del ciuccio al bambino?

  • Previene la morte in culla (SIDS): uno dei punti di forza del ciuccio è sicuramente il suo ruolo nella prevenzione di questa tremenda sindrome. Secondo recenti e autorevoli studi in materia, il ciuccio ridurrebbe le probabilità di morte in culla perché aiuta il bambino a mantenere la posizione supina e, facilitando la respirazione (posiziona correttamente la lingua), riduce il rischio di apnee;
  • Calma: se c’è un pianto di cui non capisci il motivo, un momento proprio “no” in cui il bambino piange a dirotto e non trovi una soluzione, basta il ciuccio e il bambino saprà calmarsi. Ma attenzione, il ciuccio non è un silenziatore o un tappo da mettere in bocca in ogni occasione: non tutti i pianti sono uguali e, nei primissimi mesi di vita, il bambino comunica solo con il pianto. Per instaurare un buon canale comunicativo mamma-bambino, impara a decifrare il suo pianto, ti dirà tante cose!
  • “Insegna” ai prematuri a succhiare: il ciuccio è molto utile per far imparare ai bambini nati prima del termine come succhiare il latte; i prematuri, infatti, possono non aver raggiunto la maturità neurologica e quindi, possono non essere in grado di succhiare autonomamente il latte materno. Esercitandosi con il ciuccio, i nati pre termine possono sviluppare questa capacità e piano piano arrivare a nutrirsi autonomamente;
  • È decisamente migliore del pollice: i bambini tendono a mettere sempre qualcosa in bocca, a loro poco importa se sia un dito (in genere il pollice) o il ciuccio. Statisticamente, sembra che i bambini che non hanno il succhiotto colmino la lacuna con il pollice: evidentemente non è proprio l’ideale, vuoi per la minor igiene, vuoi… perché è più difficile fargli perdere il vizio!

 

E quali sono gli svantaggi  nell’utilizzo del ciuccio?

  • Può interferire con l’avviamento dell’allattamento al seno: in genere, i medici ti sconsiglieranno di usare il ciuccio nei primi tempi in cui allatti al seno il tuo bambino perché capezzolo e ciuccio richiedono due modalità differenti di suzione; all’inizio, il bambino può essere confuso e, tendenzialmente, preferire il succhiotto al seno;
  • Il ciuccio genera dipendenza: più si abitua ad avere il ciuccio in bocca, più il bambino non vorrà farne a meno. In questo, quindi, sta il difficile per le mamme: concedere il ciuccio, ma non oltre il limite che lo faccia diventare un vizio;
  • Risveglia la notte: i bambini che imparano ad addormentarsi con il ciuccio si svegliano ogni volta che lo perdono. Ciò si traduce in pianti notturni a cui tu devi porre rimedio, cercando nel buio assoluto della sua stanzetta il succhiotto caduto negli angoli più inarrivabili della camera;
  • Rovina i denti: l’uso prolungato del ciuccio (dopo i 3 o 4 anni di vita) può interferire sul corretto sviluppo dell’arcata dentaria e, quindi, essere la causa di malocclusioni.

 

Ma, allora, ciuccio sì o no?

Come ti dicevo prima, tutto dipende dall’uso che si fa del ciuccio:

  1. assolutamente no, se il succhiotto viene usato come un tappo ogni qualvolta il bambino pianga;
  2. sì, con le dovute cautele, se il ciuccio viene usato solo nei momenti di “panico” e dopo aver tentato ogni possibile comunicazione con il bambino.

 

nociuccioQuando e come dire basta al ciuccio?

Questa può rientrare a buon diritto nelle domandone che tutti i genitori si pongono, di quelle a cui si vorrebbe una bella risposta sul libretto di istruzioni che, ahi noi, nessuno ha mai ricevuto insieme alla cicogna.

 

QUANDO

  • Attorno ai tre anni: gli esperti concordano nel dare quest’età come indicazione di massima. Non è una data di scadenza che, obbligatoriamente, sei tenuta a rispettare: se, ai tre anni suonati, tuo figlio ha ancora il ciuccio non cadrà di certo il mondo; a maggior ragione, se a quest’età inizia la scuola dell’infanzia, arriva il fratellino o cambiate casa (insomma, uno di quegli eventi traumatici per un bambino), l’abbandono del caro ciuccio può attendere ancora un pochino;
  • Devi sentirti pronta anche tu: preparati, togliere il ciuccio si rivelerà una battaglia di nervi. Se non è il momento perché hai troppo lavoro o qualcosa non va come dovrebbe, rinvia di qualche settimana a quando sarai più libera e anche tu sarai più paziente per affrontare questo cambiamento.

 

ciuccioCOME

  • No ai traumi: il primo ed essenziale requisito del come togliere il ciuccio è rispettare una certa gradualità. Toglierlo dall’oggi al domani senza spiegazioni e con modi bruschi non fa che peggiorare la situazione e, statisticamente parlando, difficilmente sarai una di quelle mamme che hanno la fortuna di vedersi una mattina il bambino sulla porta con il ciuccio in mano e dirti “non lo voglio più”, senza un adeguato periodo di preparazione;
  • Largo alla fantasia: ai più piccoli piace un sacco creare un’aurea di magia attorno alle cose. Che sia il signore dei ciucci, la fatina alata o il topolino goloso, poco importa: quel che più conta è costruire una favola magica che gli faccia immaginare che il suo ciuccio avrà un futuro speciale;
  • Un dono al cuginetto: con i più grandicelli, la storia del topolino e della streghetta potrebbe non attaccare, meglio puntare su un pizzico di solidarietà infantile, come la donazione del proprio succhiotto al cuginetto appena nato… in genere, funziona!
  • Mai tornare indietro: l’ultimo, ma non meno importante punto, è di non cedere alle frigne e ai capricci. In genere, ma anche in questo caso, quando si intraprende una strada con i bambini è bene percorrerla fino in fondo, magari concedendoci delle varianti, ma senza tornare sui nostri passi. Quello che intendo dire è che puoi aggiustare il tiro, ad esempio concedendo al posto del ciuccio un orsetto per la nanna, ma mai cedere e ridare il succhiotto. Sarebbe un grave errore: il bambino capirebbe subito che si può trattare su tutto e, da qui in poi, sarebbe davvero finita!

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