Cinque precauzioni per prevenire l’annegamento dei bambini

giubbottoSorvegliare i bambini. Secondo le statistiche, l’annegamento bambini ogni anno, soprattutto nelle piscine, sono quelli lasciati incustoditi dagli adulti forse perché i loro genitori pensavano che ormai fossero capaci di badare a se stessi. Non si tratta infatti di bambini molto piccoli ma in generale di ragazzini tra i 5 e i 14 anni di età che nonostante non siano più dei neonati, sono andati purtroppo incontro ad incidenti mortali.

I genitori spesso ritengono, a torto, che se il loro bimbo ha seguito un corso di nuoto e ha imparato a stare a galla, i pericoli di lasciarlo da solo non ci siano ma le statistiche dimostrano il contrario. Sono proprio i ragazzini che hanno fatto corsi di nuoto o che ormai hanno più di 12 anni a sovrastimare la loro capacità e abilità fisica e sottostimare le insidie dell’acqua come la profondità o il freddo, o la stanchezza.
Inoltre, le morti per annegamento bambini si verificano in silenzio. Mi spiego meglio. Noi genitori siamo portati a credere che una persona che sta per affogare, possa urlare e farsi sentire da chi sta nei dintorni ma nulla di più falso! Chi annega si ritrova ben presto i polmoni pieni di acqua e dunque nell’impossibilità di emettere qualsiasi suono così che se il genitore non lo tiene controllato a vista, potrebbe anche non accorgersi di nulla.

Annegamento Bambini: Essere preparati in caso di incidenti

Sorvegliare i propri figli può però non essere sufficiente per scongiurare un annegamento. Infatti se un genitore non sa nuotare e si lascia prendere dal panico, ben poco varrà sorvegliare a vista i bambini. Chi lo fa, dovrebbe saper nuotare bene, avere prontezza di riflessi e una certa dose di sangue freddo. Saper prendere il bambino in difficoltà e riportarlo a riva e in caso, praticare i primi interventi di soccorso come la respirazione bocca a bocca.

  • In Italia i genitori che sanno nuotare molto bene sono ancora pochi e la maggior parte degli adulti o sa galleggiare o neppure quello;
  • quasi la maggioranza dei genitori dichiara di non saper praticare la respirazione bocca a bocca;
  • solo un genitore su 5 è in grado di prestare soccorso in caso di pericolo.

Alcune azioni, anche semplici, sono essenziali nei primi attimi di soccorso per evitare dei danni permanenti.
Assicurarsi che ci siano protezioni attorno alle piscine
Spesso le piscine che si trovano nei giardini delle case non vengono recintate ma è stato dimostrato che una protezione sui 4 lati, alta almeno 1,2 metri, con un cancelletto per entrare e uscire che possa essere chiuso, potrebbe salvare 7 bambini su 10 con meno di 5 anni dal rischio di annegamento.
Utilizzare dei giubbotti salvataggio
Rispetto alle ciambelle o ai braccioli i giubbotti salvataggio sono più sicuri perché non si sfilano come i primi ma sono dei veri e propri capi di abbigliamento che il bambino indossa quando si trova in acqua. Quindi, se avete un bambino particolarmente piccolo, meglio usare un giubbotto che una ciambella. Vale sempre però il principio che i genitori o comunque qualche adulto si trovi molto vicino e stia controllando a vista i piccoli nuotatori.
Insegnare a nuotare ai propri figli
Anche se saper nuotare non implica che non si possa annegare, sicuramente chi sa destreggiarsi con disinvoltura in acqua è più favorito rispetto a chi non sa stare neppure a galla. L’età migliore per iscrivere un bambino a dei corsi di nuoto è sicuramente verso i 5 anni perché la loro muscolatura è più sviluppata, hanno un miglior senso della coordinazione e anche mentalmente un bambino di quell’età è maggiormente in grado di apprendere i principi base dello stare in acqua e di nuotare.

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