Ci sono i papà a farci sentire delle supermamme!

supermamma1Oggi mi sono fatta una di quelle risate che non facevo da tempi memorabili. Troppo carina la situazione, quanta tenerezza e perfidia uscita contemporaneamente da un banale compito di grammatica di mio figlio Gabriele, quarta primaria. Grazie maestra Luisa per averci dato questa opportunità di ridere con la spensieratezza di quando si era piccoli… e tutto sulle spalle del malcapitato di turno: il papà, ovvero mio marito!

Siamo alle solite. I compiti vanno fatti. Abbiamo passato diversi giorni in tranquilla ignoranza, solo neve, sci, dolci, piscina, piatti deliziosi, regali… Ora è tempo di tornare alla vita normale, fatta di impegni e lavoro e per i più piccoli si sa, di compiti. Così il primo turno è dedicato al piccolo, con le sue cornicette, le sue erre stampato maiuscolo e minuscolo, corsivo… rana, ruspa, ragno, rete…

Poi altre questioni importanti, disegni da colorare, trovare le differenze, mettere in ordine crescente e decrescente… Il piccolo si impegna, e guardarlo mi fa tenerezza.

Ora tocca a Gabriele. E qui inizia la solita storia. Gabri vieni… “Sì, un attimo”. GAbri, vieni… “Sìì!” GABri, allora?! “Ho detto di sììì!” GABRI! Accidenti a te! Se non vieni subito ti tolgo il computer a vita! “Eccomi! Che noia! Stavo arrivando!”

Qui le cose si fanno leggermente più complesse. Tiglio, ciarliero… attenti agli errori in tilio, ciargliero…

Ok, e ora? Discorso diretto e indiretto. Tra un compito e un altro Gabriele si è già alzato almeno 10 volte. Doveva andare in bagno, poi si è ricordato di una cosa importantissima: la scan2go doveva essere ricaricata! Quindi ha anche avuto la gentilezza (roba da non crederci) di portare il succo a suo fratello. Peccato che poi si sia scordato di ritornare in cucina per riprendere a lavorare… C’era la televisione accesa e senza quasi accorgersene si è comodamente seduto a guardarla!

Io ho iniziato a perdere la pazienza. Erano le 11,30 ed ero ancora in pigiama con solo un caffè nello stomaco. Ho iniziato ad urlare come una pazza, dicendo che era giunto il momento di farla finita. Se non voleva fare i compiti pazienza. Problemi suoi! Io da quel momento me ne disinteressavo completamente e iniziavo a pensare un po’ a me stessa…

Andavo di là sbattendo la porta. Gabriele lo lasciavo sdraiato per terra, tranquillo, con l’aria che tanto lui se la sarebbe cavata benissimo e io ero solo un intralcio. Ok! Meglio. Arrangiati!

Dopo qualche minuto lo vedevo andare da suo padre e chiedere: “papà, devo trasformare queste frasi in discorso indiretto…”. Marco, ingegnere, di rimando: “e allora? Dov’è il problema? fallo!”.

“Non sono capace…”. Il povero papà andava a prendere gli occhiali e iniziava a guardare il libro. Ho capito subito che ci sarebbero stati dei problemi e così, per non perdere la scena, mi sono nascosta dietro la porta della cucina per seguire tutta la faccenda.

Lo so, un po’ carognetta ma ne valeva la pena…

Infatti Marco ha iniziato a dire: allora? Che ci vuole? devi farlo indiretto…

Quando uno inizia con tanta apparente facilità ma non ti dà nemmeno un aiutino c’è qualcosa di sospetto… e infatti, alla domanda diretta di Gabriele: ma allora che scrivo?

La risposta è stata una bomba esilarante: il discorso diretto… semplice. Se è indiretto devi ribaltare la frase. Winny chiede: cosa fai se vado al cinema? Diventa: Se vado al cinema che fai?

NOOOOOO!!!!!!! Enorme risata! Sono saltata fuori e ho iniziato a ridere come una pazza… Il discorso indiretto non è capovolgere la frase!!!!!! Gabriele si fa così: Winny chiede cosa avrebbe fatto se fosse andata al cinema…. Ah Ah Ah!!!!!!!!!

Anche Gabriele, dopo aver capito, ha iniziato a sghignazzare come un pazzo rotolandosi a terra! Già papà! Allora, ha detto, se un leone mangia una formica… nel discorso indiretto diventa che una formica mangia un leone!

Ecco mamme, come è semplice sentirsi delle supermamme quando devi passare dalla grammatica a problemi che riguardano la spesa, la casa, il bucato, smorzare un capriccio, far quadrare gli orari e gli impegni tuoi e dei bimbi, tenere contatti sociali… Siamo delle saltimbanco ma alla fine io so risolvere un problema di geometria solida e affrontare l’algebra ma un ingegnere-papà… cade come un pollo di fronte al discorso diretto!!!!!!

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