Bambini ingestibili? Così riprendiamo il controllo

madre-figliaDice l’adagio che i figli sono pezzi di cuore, ed è vero: sotto sotto li adoriamo anche quando ci fanno impazzire; è però innegabile che talvolta siano davvero insopportabili e che gli strilli, i capricci e la testardaggine che sanno dimostrare mettono a dura prova anche il più amorevole dei genitori. Specialmente quando in casa c’è più di un bambino, può capitare che tutti i nostri sforzi per mantenere l’ordine non abbiano successo e che le piccole pesti stiano per prendere il sopravvento; come riprendere il controllo dai bambini ingestibili?

Seguendo questi semplici consigli riusciremo ad arginare la foga dei bambini ingestibili

Che genitore sei?

Per quanto riguarda l’imposizione della disciplina, tutti i modelli adottati possono essere ricondotti ad uno di questi stili di base, individuati dalla dottoressa Diana Blumberg Baumrind, psicologa clinica e dello sviluppo americana, molto nota proprio per i suoi studi sui modelli genitoriali.

Il primo è lo stile autoritario: duri, rigidi e per nulla permissivi, i genitori autoritari impongono regole e pretendono che queste vengano rispettate, con poco riguardo alle concrete circostanze. Dai bambini ingestibili si aspettano una risposta coerente agli insegnamenti impartiti, che sia sintomo di maturità e comportamento responsabile e a suon di imposizioni chiare e sulle quali non si discute di certo, mirano a modellare il bambino secondo un modello ideale e uno standard assoluto che non ammette cedimenti e correzioni. La cieca obbedienza al padre e alla madre è un valore fondante e qualsiasi idea o richiesta che superi i limiti è percepita come una disobbedienza e come tale va respinta. Chi adotta lo stile autoritario è convinto che per mantenere l’ordine basti limitare lo spazio d’azione restringendo le libertà ed eliminando quindi le occasioni di dissenso.

Al capo opposto c’è lo stile permissivo: i genitori che lo seguono non si aspettano reazioni mature da parte dei bambini ingestibili e non si pongono nei loro confronti come capi assoluti; piuttosto scelgono di essere per i figli una risorsa aperta, da sfruttare per ogni esigenza senza limiti particolari. I genitori permissivi, di solito, non impongono regole, ma spiegano ai figli come funzionano le cose in famiglia, li coinvolgono direttamente in tutte le decisioni che devono essere adottate e lasciano che si autodeterminino nella maggior parte delle situazioni; non vogliono essere l’esempio da seguire, né la figura autoritaria da temere. L’unica strada che seguono per indirizzare la prole, è il ragionamento, nella convinzione che con i figli sia sempre sufficiente parlare.

Nel mezzo si posiziona lo stile autorevole: il genitore autorevole non impone, non obbliga, ma non lascia nemmeno fare senza il minimo intervento; ha ben chiara la sua posizione di adulto di riferimento e la necessità di fissare delle regole, ma riconosce anche le caratteristiche dei bambini ingestibili, i suoi bisogni e il fatto che potrebbe avere delle idee contrarie alle sue. Quando capita, papà e mamma non cedono, ma non si impuntano senza motivo: spiegano il perché della loro decisione e sollecitano una spiegazione anche da parte del bambino, che viene invitato a motivare il suo comportamento. Non si tratta di un mero esercizio di stile, quello che lui prova e pensa è davvero importante; i genitori che adottano questo stile, infatti, non si ritengono infallibili e, di fronte a motivazioni valide, sono ben disposti a cambiare rotta.

Cosa sbagli

Probabilmente, nessuno di noi corrisponde totalmente ad uno schema piuttosto che ad un altro ed è certo che l’intenzione di tutti sia quella di adottare uno stile il più vicino possibile a quello autorevole che, dati alla mano, pare essere l’unico in grado di gestire al meglio ogni situazione. Ma allora perché sbagliamo e perdiamo il controllo dei bambini? Semplicemente perché spesso scordiamo che alla base del nostro comportamento devono esserci queste due considerazioni:

1. Sono le situazioni e non i bambini che dobbiamo (e possiamo) tenere sotto controllo.
Questo significa che che il nostro intervento non può essere portato d’imperio e non sempre si può risolvere in una punizione repentina o in una sgridata sonora. Quando, ad esempio, abbiamo a che fare con più bambini, l’esempio tipico è quello dei fratelli che litigano tra loro per il possesso del telecomando, cercare di riportarli alla ragione è una mera illusione. La cosa bella dell’essere adulti è che ci dà un deciso vantaggio sui nostri figli in termini di ragionamento: non potremo calmare due o tre scatenati, ma abbiamo il potere di cambiare e governare la situazione. Nell’esempio citato, con ogni probabilità basterà staccare la spina del televisore e prenderla “in ostaggio” fino a che non sarà tornata la calma.

2.Le relazioni sono più importanti delle punizioni
Le relazioni e il modo in cui interagiamo di norma con il bambino contano più di rimproveri, premi e punizioni estemporanee. Non ha alcun effetto la minaccia di una punizione, se non è accompagnata dalla sua messa in atto e, soprattutto, se non si inserisce in un sistema coerente. Reagire d’impulso quando il bambino fa capricci in pubblico, non servirà se normalmente siamo sempre permissivi: con i capricci, il bambino tasta il terreno, prova a individuare i limiti entro cui può agire, ci mette un po’ alla prova. Non serve nemmeno usare sempre il pugno di ferro: l’autoritarismo spaventa, ma spinge anche alla reazione e non assicura di certo né il contenimento della “crisi” in corso né il fatto che non capiterà di nuovo. Quello che serve è una figura genitoriale percepita come autorevole, giusta e coerente e per ottenere questo risultato serve un lavoro costante fin dai primi anni di vita: quando il bambino urla e strepita, ricordiamo sempre di essere noi gli adulti della situazione ed evitiamo di scendere al suo livello urlando a nostra volta; con tono deciso, ma non alterato, cerchiamo di calmarlo, senza dilungarci in spiegazioni che, sul momento, non ascolterebbe. Se possibile, teniamolo per mano senza stritolarlo, ma con presa ferma e conduciamolo in un luogo più tranquillo e appartato; ribadiamo la nostra posizione (ribadiamo il nostro NO se è questo ad aver originato la scenata), ma offriamogli la possibilità di scegliere tra la punizione (che deve essere chiara, proporzionata e sicura) e il ritorno alla calma e lodiamolo se si rimette in riga.

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