Autostima nel bambino: aiutiamola a crescere

bambina-supergirlPer avere successo nella vita, servono talento, dedizione e, soprattutto, autostima; avere una buona opinione di sé è probabilmente la leva più importante per diventare ed essere individui completi, sereni e con una esistenza appagante, perché ci rende indipendenti, propositivi, orgogliosi delle nostre azioni e, nel contempo, abbastanza forti da sopportare eventuali fallimenti, gestire le emozioni che proviamo (siano esse positive o negative) ed essere anche un buon punto di riferimento per chi ci sta intorno. Insomma, l’autostima è importante; il problema è che non viene “fornita” dalla natura e l’autostima nel bambino dovrà costruirla pian piano con il nostro aiuto.

Vediamo come aiutare a creare l’autostima nel bambino

Perché tocca a noi

L’autostima, come dice la parola stessa, è qualcosa di molto intimo, perché riguarda la percezione di sé e, come tale, non può essere inculcata a forza. È il bambino che, accumulando esperienze e informazioni, dovrà percepire le proprie caratteristiche ed imparare ad apprezzarsi e valorizzarsi. I genitori, però, hanno un ruolo fondamentale in questo processo, perché sono gli interlocutori più immediati (e sempre presenti) in questi primi anni di vita e con le loro azioni e parole hanno, talvolta inconsciamente, un notevole impatto. Spesso, purtroppo, gli adulti hanno la cattiva abitudine di esternare solo i sentimenti negativi, mentre tengono ben custodite le gioie e gli apprezzamenti: il bambino si trova quindi ad ascoltare solo commenti negativi sul suo operato e, non potendo leggere nella mente dei suoi genitori, finirà per credere di essere un vero disastro. Affinché l’autostima nel bambino cresca e si sviluppi in modo sano, siamo quindi proprio noi grandi a doverci mettere d’impegno.

La lode descrittiva (e costruttiva)

La prima regola, va da sé, è quella di riconoscere ai nostri piccoli i loro meriti e non lesinare lodi e complimenti. Perché non si traducano però in una mera esaltazione (non vogliamo certo che il bambino si trasformi in un pallone gonfiato troppo sicuro di sé), è bene che i nostri riconoscimenti si concretizzino in quelle che si definiscono lodi descrittive, ovvero che spieghino il motivo dell’apprezzamento; ad esempio, se il bambino sta giocando e riesce a sconfiggerci con una mossa intelligente, complimentiamoci dicendo che ha giocato davvero bene quell’ultimo turno. La lode cioè, deve essere motivata e riconoscere un reale successo (ed essere quindi costruttiva) e non tradursi, al contrario, in un vuoto e generico rilievo di talenti non bene identificati. A ciò, chiaramente, fa da contraltare la necessità di rilevare gli errori e gli sbagli, anche se con il necessario tatto.

Insegniamo l’autoapprezzamento

Se i riconoscimenti esterni fanno piacere, a costruire una sana autostima nel bambino sono però in gran parte gli apprezzamenti che facciamo a noi stessi, cioè il riconoscimento delle capacità che abbiamo e dei successi che conseguiamo. Evitiamo quindi di criticare il bambino prendendolo in giro e ridicolizzandolo; lui interiorizzerebbe solo ciò che lo sminuisce. Se, ad esempio, dobbiamo richiamare l’attenzione sul disordine nella sua stanza, è meglio evitare di aggredirlo chiamandolo “pigro” e dicendo che non è in grado di far nulla o che ci rende più complicata la vita. Serve un approccio più soft: basta parlare con lui e fargli notare il disordine chiedendo il suo intervento. Una frase utile potrebbe essere questa: “C’è molto disordine in questa stanza, potresti aiutarmi e metterla in ordine?”. L’autoapprezzamento può essere espresso anche con frasi rivolte a sé stessi e, in questo, il nostro esempio è fondamentale: se, ad esempio, abbiamo preparato un favoloso banchetto, diciamoci ad alta voce “Beh, devo riconoscere che sono stata brava, sono una cuoca provetta!”. Il processo di imitazione farà sì che il bambino interiorizzi questa abitudine ed impari a complimentarsi con sé stesso ogni volta che ottiene un risultato.

Non siamo supereroi

Forse loro ci vedono un po’ come dei supereroi (o almeno questo è quello che speriamo), ma è bene che i bambini sappiano che anche mamma e papà non sono infallibili e che, talvolta, chiedono aiuto senza vergogna e senza per questo sentirsi sminuiti. All’interno del nucleo familiare deve vigere la regola della collaborazione e questa deve ovviamente valere anche per i più piccoli: nessuno può far tutto da solo; insieme si possono raggiungere risultati insperati.

Oggi decido io

Una persona equilibrata sa prendere le proprie decisioni e, nel caso, sa anche quando è meglio cambiare idea. Insegniamolo mostrando al bambino che fare una scelta non significa lanciarsi nel vuoto o, peggio, struggersi per trovare la strada da seguire. Rendiamoci disponibili ad aiutarlo ogni qualvolta si trovi ad un bivio; facciamoci spiegare i termini del problema e chiediamogli se ha già individuato delle alternative. Il nostro contributo nel processo decisionale, per quanto importante, non deve mai arrivare al punto di sostituirsi alla sua determinazione: possiamo al limite dargli altre opzioni alle quali non aveva pensato o vagliare con lui, in una sorta di brainstorming casalingo. Allo stesso modo, pur insegnandogli (anche con l’esempio!) che le decisioni prese vanno di massima rispettate, cerchiamo di fargli capire che, a date condizioni, cambiare idea non lo rende più debole o incapace e che, anzi, talvolta è sintomo di lungimiranza.

Liti tra fratelli

Se abbiamo più di un figlio, le liti familiari saranno all’ordine del giorno; il miglior modo per affossare l’autostima nel bambino è quello di intervenire nelle discussioni e prendere le parti di qualcuno dei contendenti. Lo stesso vale nel caso in cui i dissidi si sviluppino all’esterno, con gli amichetti; ogni intrusione genitoriale, seppur dettata dall’amore e dalla volontà di dare protezione, agli occhi dei più piccoli è una dichiarazione al mondo circa la loro incapacità relazionale. Meglio soprassedere e limitarsi a dare tutto l’appoggio morale possibile, tendere l’orecchio e prepararsi ad ascoltare e, se nel caso, a consolare.

Ridere di gusto

È giusto lodarsi, è sano riconoscere i propri difetti, ma è fondamentale saper ridere un po’ di sé. Prendersi troppo sul serio è sbagliato, non aiuta nelle relazioni con gli altri ed è l’anticamera della frustrazione davanti ad una vita che spesso non va come vorremmo. Aiutiamo anche il bambino a capire che, talvolta, una sana risata ridimensiona anche i problemi che sembrano giganteschi e le situazioni apparentemente ingestibili. Come? Ovviamente iniziando a sorridere per quanto è buffa la mamma quando…

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