Ansia nei bambini: Ecco come aiutarli

bambino-manoIl mondo dei bambini dovrebbe essere fatto di giochi, storie e divertimento; possibile che c’è ansia nei bambini? Purtroppo sì; ricerche e studi clinici ormai dimostrano che anche i nostri figli possono essere soggetti a disturbi legati all’ansia più o meno gravi e che a provocarli possono essere eventi traumatici (o vissuti come tali), ma anche normali cambiamenti, come l’inizio di una nuova scuola o la variazione fisica connessa alla pubertà.

Attestato che esiste anche l’ansia nei bambini come gli adulti, il problema si pone con riguardo alla diagnosi che può essere molto complessa, sia perché i bambini reagiscono a questa difficoltà in modo molto diverso rispetto ai grandi sia perché il disturbo può confondersi con le fasi (passeggere) che tutti affrontano crescendo. Tra le patologie più diffuse vi sono: l’ansia da abbandono, l’ansia sociale (una forma patologica di timidezza) e il disturbo d’ansia generalizzato; la miglior cura, in questi casi, è un intervento specifico precoce. Niente fai da te quindi; a noi spetta piuttosto il compito, certo non semplice, di cogliere eventuali segnali di disagio e fare tutto ciò che è in nostro potere per alleviarlo. Per farlo, non serve certo una laurea in psicologia e bastano l’amore di genitore, un po’ di attenzione in più e qualche suggerimento, come questi che proponiamo.

Vediamo come risolvere e attenuare l’ansia nei bambini

1. Ti presento l’ansia

Se nostro figlio soffre d’ansia, non neghiamo il problema e diamogli un nome: conoscere cosa lo turba, chiamare per nome l’ansia nei bambini è il primo modo per tranquillizzarlo; l’ignoto non piace nemmeno a noi, figuriamoci ai più piccoli. Spieghiamo con calma di cosa si tratta, ovvero che l’ansia altro non è che un meccanismo del suo stesso organismo che, pronto e attento anche più di altri, gli segnala potenziali pericoli per metterlo in guardia. Magari confessiamogli che, talvolta, anche mamma e papà incontrano l’ansia sul loro cammino, ma che non si spaventano e provano ad affrontarla; evitiamo in ogni caso di sminuire il problema: grande o piccolo che sia ai nostri occhi, per il bambino è importante e dobbiamo prenderne atto.

2. Io al tuo posto

Proviamo a metterci nei suoi panni; ad esempio, se la sua ansia si focalizza sulla paura dell’abbandono, che lo fa strillare e strepitare ogni volta che viene condotto a scuola, cosa prova davvero? In molti casi, i bambini con questo disturbo vivono nel costante terrore che alle persone a loro vicine possa accadere qualcosa e che questo le allontanerà definitivamente; anche un breve distacco può essere vissuto come un addio. Basta questo per capire quale fardello sia posto sulle piccole spalle di un bambino e per giustificare una maggior tolleranza nei suoi confronti. Non commettiamo l’errore di proporgli sempre il nostro esempio perfetto; incalzarlo a suo di “io alla tua età non facevo così”, non solo non risolve il problema, ma può aumentare le insicurezze: praticamente stiamo dicendo a nostro figlio che è un incapace e che ci sta deludendo.

3. Niente “spinte”

Se il bambino manifesta delle difficoltà, che si tratti di ansia sociale, paura per il futuro o ansia da abbandono, sforzarlo non servirà a nulla, se non ad aumentare le sue insicurezze. Più che una spinta, al bambino serve un compagno di viaggio, qualcuno che sia al suo fianco sempre e che gli dimostri di non giudicare i suoi eventuali momenti di debolezza. Ciò non significa accettare passivamente la situazione; creare occasioni “protette” per favorire piccoli miglioramenti può essere una buona idea; ad esempio, possiamo invitare dei compagni per un pomeriggio di gioco in casa, dove il nostro timidone si sente a suo agio; l’importante è che si tratti di un gruppo ristretto di invitati, con i quali il bambino si senta tranquillo. Anche il nostro comportamento, come sempre, deve essere d’esempio: se cresce in un ambiente chiuso, in cui i genitori non intrattengono relazioni sociali, è più probabile che percepisca come pericolose le occasioni di incontro con gli altri; niente di esagerato, non è necessario uscire ogni sera, ma ricevere talvolta degli amici e divertirsi insieme a loro non può che far bene. Lo stesso dicasi per le novità e i cambiamenti: dimostriamogli che non fanno paura, ma possono nascondere opportunità; basta davvero poco, come cambiare la tradizionale vacanza in hotel con un avventuroso campeggio; possiamo rinunciare ad un po’ di comodità per la serenità di nostro figli.

4. Rassicurazioni e premi: dosare con cura

Quando c’è ansia nei bambini, l’istinto ci porta a rassicurarlo in continuazione approvando ogni suo gesto e riempendolo di complimenti pensando così di accrescere la sua autostima. Buona l’intenzione, sbagliato il metodo: seppur con cautela, quello che dobbiamo fare è aiutarlo a fare da sé e renderlo autonomo eliminando gradualmente il suo bisogno di conferme. Sperimentare talvolta una leggera apprensione non è dannoso e, anzi, lo aiuterà ad imparare a prendersi cura di sé acquisendo man mano maggiore sicurezza (e percependo che mamma e papà lo ritengono perfettamente in grado di cavarsela senza il loro continuo aiuto). Deve svolgere una ricerca come compito per casa ed è preso dal panico per la paura di prendere un brutto voto? Assicuriamogli la nostra disponibilità a rivedere il lavoro prima della consegna, ma non sostituiamoci a lui.
Anche i complimenti e il riconoscimento per gli sforzi compiuti sono ovviamente ben accetti, ma dovranno essere motivati: piccoli importanti passi avanti meritano il giusto plauso. Tra l’altro, questo permetterà al bambino di spostare l’attenzione da ciò in cui fallisce ai suoi successi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto