Adolescenza no problem: piccola guida del genitore

adolescente-sedutaL’adolescenza è un periodo molto difficile e intenso per i nostri ragazzi: i cambiamenti ad essa connessi sono per loro inattesi e in qualche misura travolgenti. Non più facile è la nostra posizione di adulti di riferimento, specie di fronte al fatto che quello che fino a un momento prima era il nostro adorabile e tanto affezionato bambino, diventa di colpo con l’adolescenza un individuo che scalpita per essere autonomo, che alterna momenti di energia incontenibile ad altri di apatia in cui alza muri di silenzio. Tutto normale: in ogni famiglia con figli si affronta questo momento e basta davvero poco per far sì che tutto proceda per il meglio.

Suggerimenti per affrontare l’adolescenza di tuo figlio

I cambiamenti

Un teenager affronta innanzitutto gli stravolgimenti legati alla pubertà, che portano allo sviluppo dei caratteri sessuali tipici di un soggetto adulto. Non è un gioco da ragazzi vedere il proprio corpo che cambia senza poter fare nulla, specie se si accompagna ad altri e più profondi mutamenti, non visibili ad occhio nudo, ma resi evidenti dall’atteggiamento. Non è raro che si noti, ad esempio, una modifica del comportamento: qualche porta chiusa, l’umore altalenante, una lieve irascibilità, l’opposizione a domande che riguardano i suoi interessi o gli amici. Cosa sta succedendo? La testolina del nostro adolescente è semplicemente in subbuglio. In molti casi inizia a farsi largo la necessità di staccarsi dal controllo dei genitori per raggiungere una certa indipendenza; a questo, fa da contraltare il bisogno di trovare il proprio posto all’interno del gruppo di coetanei, che diventa la pietra di paragone di tutto. La consapevolezza di sé, se da un lato lo allontana dall’ala materna, dall’altro lo spinge a cercare l’apprezzamento del gruppo e a fare i conti con il modo in cui è visto dagli altri. Gli adolescenti sono degli attori senza copione letteralmente scaraventati sul palcoscenico della vita; i strani atteggiamenti che notiamo, non sono altro che i loro tentativi di trovare il ruolo più adatto a loro e alle persone che stanno diventando.

Mi odia?

Anche se film e serie tv contribuiscono a creare lo stereotipo dell’adolescente ribelle, è un errore pensare che tutti i teenager si sveglino una mattina e decidano, di punto in bianco, di odiare i genitori e contrastarli in tutto e per tutto per partito preso. Gli adulti sono in genere l’ultimo dei loro pensieri e i contrasti familiari sono unicamente un effetto collaterale, mentre l’obiettivo primario è quello di costruirsi una nuova identità, di diventare individui e vivere secondo un “codice morale” proprio, che iniziano a formarsi proprio in questo periodo. Per farlo, devono per prima cosa uscire dalla nostra ombra e provare a sé stessi di poter affrontare il mondo; ecco perché, spesso, i contrasti sorgono proprio nei confronti del genitore a cui erano più legati.

Prepararsi al distacco

La prima regola del genitore di un adolescente è: prepararsi all’inevitabile. Tutto è utile, dai libri agli incontri con professionisti o medici in grado di spiegare concretamente cosa accade al ragazzo durante l’adolescenza. Prima ancora di chiedere aiuto ad esperti, però, è il caso di ricorrere alle proprie risorse, riattivare la memoria e provare a recuperare i ricordi di quando ad essere adolescenti eravamo noi. Come ci sentivamo? Come reagivamo quando, mentre l’acne a noi sembrava il problema più rilevante del mondo, nostra madre minimizzava il tutto e non ci capiva? In questo, come in altri casi, sapere è potere: riuscire a mettersi nei panni dell’adolescente è la chiave per aprire un dialogo.

Preparare i ragazzi

Un grande aiuto potrebbe arrivare dal pediatra che segue il bambino (ora ragazzo) fin dalla più tenera età. Mediante le visite annuali, infatti, egli è in grado di seguire con occhio clinico la crescita e lo sviluppo di nostro figlio, individuare i caratteri tipici della pubertà in arrivo e parlarne con lui spiegandogli man mano cosa sta succedendo e cosa deve aspettarsi durante l’adolescenza. Fondamentale, ovviamente, è il fatto che il rapporto tra il bambino e il medico sia improntato sulla reciproca fiducia (qui entriamo in gioco noi: visite frequenti di controllo possono aiutare ad instaurare il giusto rapporto) e che il pediatra abbia la delicatezza che si richiede alla sua posizione. Perché affidare ad un estraneo il compito di rassicurare nostro figlio? Innanzitutto il ricevere rassicurazioni da una fonte terza e imparziale permette di interiorizzare meglio le informazioni, che non vengono quindi mediate dal rapporto con i genitori; in secondo luogo, i colloqui con il medico possono essere, nel corso degli anni, l’occasione per affrontare anche in famiglia i temi più delicati legati all’adolescenza, senza accendere i riflettori sugli stessi.

Raccontare fa bene

Prima che l’adolescenza esploda in tutta la sua forza vitale, è utile iniziare a condividere con i ragazzi le nostre esperienze passate e raccontare di noi alla loro età approfondendo qualche episodio significativo. In tal modo si raggiunge un duplice risultato: per prima cosa, mostrare a nostro figlio che non siamo proprio degli alieni e che un tempo, anche se a lui sembra impossibile, siamo stati giovani e confusi, proprio come lui; inoltre, sforzarsi di raccontare potrebbe aiutarci nel processo di immedesimazione e renderci un po’ più tolleranti.

Limitare le occasioni di scontro

Qualche scintilla, di tanto in tanto, è inevitabile, ma fare di tutto un dramma sicuramente non aiuterà né noi né nostro figlio. Scegliamo quindi con cura le cose di cui preoccuparci davvero (o meglio, quelle in relazione alle quali esternare la nostra preoccupazione). Se si presenta in cucina agghindato come un figlio di Satana o torna dal parrucchiere con i capelli verdi, cerchiamo di dissimulare lo stordimento provocato dalla visione; ovviamente nemmeno lui si aspetta che accettiamo senza obiettare, ma non è il caso di reagire in modo spropositato. Può darsi che il suo sia solo un modo per scioccarci e metterci alla prova o che lui stesso sia un po’ confuso e alla ricerca di una nuova immagine. In ogni caso, non si tratta di nulla di irreparabile.

Ridimensionare le aspettative

Ognuna di noi sogna il successo per il proprio figlio, ma sappiamo bene quanto i nostri ragazzi possano renderci orgogliose anche superando le piccole prove di ogni giorno. È molto importante dosare le aspettative e ricondurle entro limiti ragionevoli: se eccessive, farebbero sentire il ragazzo inadeguato; se troppo blande, potrebbero farlo sentire trascurato. In entrambi i casi, si acuirebbero le difficoltà tipiche del momento.

Quando allarmarsi

La maggior parte dei ragazzi supera questa fase indenne (anche la maggior parte dei genitori), ma è vero che la loro vulnerabilità li espone a molti pericoli; prima di preoccuparci, dovremmo però rilevare alcuni segnali d’allarme. Se notiamo, ad esempio, un brusco cambiamento fisico (aumenta molto di peso o, al contrario, dimagrisce tropo), se ha problemi a dormire, se ci accorgiamo che fa uso di alcool, droghe e fuma, se è violento e se questi anomali comportamenti durano nel tempo (non sono cioè passeggeri, ma durano per sei, otto settimane), allora dobbiamo intervenire, cercando aiuto anche presso strutture specializzate.

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