Adolescenti e violenza: tra i ragazzi si diffonde come un virus

Giovani e adolescenti sempre più incontrollabili e protagonisti della cronaca nera e di episodi di violenza fisica, verbale e virtuale; cosa sta succedendo? Secondo un nuovo studio, la violenza si propaga tra loro come un virus; a noi non resta che cercare il modo per fermare il contagio.

Troppa violenza, troppo giovani

La notizia arriva dagli Stati Uniti, ma non può lasciarci indifferenti dato il periodo che stiamo vivendo; sempre più spesso, infatti, le cronache ci propongono episodi di bullismo e violenza che vedono come protagonisti dei giovanissimi e che ci lasciano a dir poco sgomenti. Sembra che i ragazzi di oggi abbiano perso l’ancoraggio alla realtà, siano in qualche misura privi di sentimenti e di umana pietà e si lascino andare alla violenza, non solo fisica, ma anche verbale e, oggi, tramite web, molto più che in passato. Forse entrano in gioco anche i media che danno rilevanza alla notizia, ma è innegabile che un aumento dei comportamenti violenti da parte di adolescenti e giovani sia ormai un problema.
Secondo i ricercatori della Facoltà di Comunicazione della Ohio State University, che hanno pubblicato in questi giorni uno studio sul Journal of Public Healt, la violenza si diffonde tra gli adolescenti come un virus.

Un virus subdolo

Stando ai dati dei ricercatori, è dimostrato che la tendenza a comportamenti violenti può essere in qualche misura “trasmessa” dalle persone che si frequentano e che questo accade a maggior ragione in un’età come l’adolescenza, in cui si è particolarmente influenzabili. Per arrivare a questa conclusione sono stati esaminati i dati e le informazioni di quasi 6.000 ragazzi di età diversa, in media tra i 12 e i 18 anni, derivanti da uno studio longitudinale nazionale dedicato alla salute degli adolescenti ed effettuato a partire dagli anni ’90. Tra le domande poste ai partecipanti, vi erano quelle relative a risse, ricorso a cure mediche, possesso o utilizzo di armi da fuoco o da taglio; i risultati sono al quanto inquietanti.

Chi va con lo zoppo…

I ragazzi che avevano un amico coinvolto in episodi di violenza hanno mostrato una tendenza molto evidente a volerne seguire, ahinoi, le orme: si è registrato il 48% di possibilità in più di essere coinvolti in una rissa e il 140% di probabilità in più di maneggiare un’arma; la cosa più impressionante, però, è che conoscendo un giovane violento, praticamente raddoppia il desiderio di fare del male a qualcuno. Così come altri comportamenti (il fumo, la droga, ma anche la felicità e la buona educazione), anche la violenza “viene trasmessa” e si propaga nel gruppo sociale di riferimento, anche grazie ai social network, che per i giovanissimi sono ormai la principale forma di comunicazione.

Effetto clustering

I ricercatori segnalano il fatto che parte dei risultati può essere influenzata dal cosiddetto effetto clustering (aggregazione), in base al quale si verifica una naturale tendenza dei soggetti ad accompagnarsi ad altri simili per idee e tendenze. Si afferma cioè che giovani naturalmente tendenti alla violenza sono inclini a cercare amicizia e rapporti con persone simili a loro, con cui condividono impostazioni di vita e convinzioni. Ciò nonostante, l’effetto contagioso della violenza non viene meno: lo studio dimostra che per ogni amico violento il rischio aumenta del 55% (la percentuale è maggiore per i maschi); coerentemente il rischio di contagio cala man mano che il protagonista dell’episodio si allontana nella catena sociale: per ogni grado di separazione scende del 18%.

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